Leggere, la più grande esperienza formativa che l’uomo possa realmente vivere

Immobiliare Max

Monreale, 21 gennaio 2017 – Ho sempre percepito i libri come imprescindibili percorsi da intraprendere per cogliere tra le numerose pagine, attraverso quell’esperienza sensoriale che solo il profumo della carta stampata può offrire, qualcosa di noi stessi, qualcosa che ci appartenga davvero, che ci possa rappresentare, che possa fissare per sempre, attraverso l’arte sublime del cesellare la parola, passioni e sentimenti profondamente umani e ampiamente condivisi.

Leggere realizza una fondamentale azione introspettiva, che prendendo l’avvio dal semplice percorrere la trama di un texus, cioè dello specifico tessuto che costituisce una storia, alla fine intreccia i fili di una narrazione apparentemente distante da noi con quelli che, ogni giorno, assemblano e definiscono i frammenti della nostra esistenza. Attraverso la memoria e l’estro degli altri noi non leggiamo semplicemente racconti, ma leggiamo soprattutto noi stessi. La storia, l’opera dello scrittore, rappresenta una sorta di lente d’ingrandimento che egli offre al lettore per permettergli di comprendere ciò che, senza la lettura di quel preciso testo, non avrebbe forse mai avuto modo di vedere in sé stesso.

Non leggere significa, dunque, perdere forse l’occasione più preziosa per l’essere umano, cioè quella di fermarsi a pensare, a riflettere sulla possibilità di servirsi di un tempo indefinito, per coltivare la parte più profonda del suo divenire, del suo esistere in questo mondo, hic et nunc. Essa non è, quindi, solo una buona abitudine, leggere è la più grande esperienza formativa che l’uomo possa realmente vivere.

Condurre i giovanissimi a conoscere, comprendere e amare i libri è un dovere etico imprescindibile per ogni humus sociale che anela ad essere considerato civile, certamente tra le più preziose eredità che possiamo lasciare alle nuove generazioni. In una fase storica, come la nostra, connotata da profonde trasformazioni che hanno snaturato e stravolto prassi tradizionalmente consolidate, l’educazione al bello, la costruzione di un pensiero divergente, la possibilità di differenziarsi, rispetto all’omologazione dilagante, non può non passare attraverso la passione verso la lettura, in qualsiasi modo essa venga coltivata e realizzata, sia attraverso l’usuale modalità del libro, dell’intramontabile carta stampata, sia attraverso le attuali modalità 2.0, quelle più consone e più gradite ai ragazzi.

Nessuna strategia che avvicini i giovanissimi alla lettura deve essere censurata, perché anche lo strumento più apparentemente distante dal libro e dall’innegabile fascino che esso continua a esercitare, può comunque riuscire a coinvolgere e avviare i ragazzi verso l’aspetto metacognitivo dell’esperienza legata alla lettura, che altrimenti, senza questi nuovi supporti, essi non avrebbero interesse a cogliere consapevolmente.

L’aspetto motivazionale diventa fondamentale, la base essenziale dalla quale costruire dimensioni più ampie e formative: pertanto l’e-book, la ricerca su Google, Yuotube, ma anche la possibilità di fruire di quei modernissimi strumenti, come il Kobo, il Kindle, per la lettura virtuale di un testo, diventano mezzi propedeutici per sviluppare l’interesse verso la parola scritta, verso il sapere, verso il fascino della narrazione. Umberto Eco affermava: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro”… questo è l’esatto messaggio da far comprendere ai nostri ragazzi, attraverso la passione che si coltiva solo ponendo un’attenzione particolare verso la valorizzazione della cultura in senso lato.

Valorizziamo e ampliamo, dunque, le nostre biblioteche, non solo come luogo dove si conservano i libri, ma come sedi preposte allo scambio di esperienze culturali, alla divulgazione di eventi che possano contribuire a formare futuri uomini e future donne consapevoli, cittadini preparati ad affrontare il mondo, forti del loro pensiero autonomo, coscienze libere, volte a operare scelte oculate.

Già ai tempi delle antiche civiltà le biblioteche erano luoghi sacri: l’oltraggio più terribile che si potesse fare a un popolo, in tempo di conflitti, era quello di distruggere le sue biblioteche. Giovanni Lindo Ferretti, musicista e autore di poetici testi, insieme al Consorzio Suonatori Indipendenti, a proposito della guerra dei Balcani, scrive nella sua splendida “Cupe Vampe”: “Brucia la biblioteca, i libri scritti e ricopiati a mano, che gli Ebrei Sefarditi portano a Sarajevo in fuga dalla Spagna…brucia la biblioteca degli Slavi del sud, europei del Balcani bruciano i libri, possibili percorsi, le mappe, le memorie, l’aiuto degli altri…”

Le Biblioteche sono la nostra memoria, sono i soli luoghi dove i ragazzi possono incrociare quel passato che può aprire un varco verso il loro futuro. Lasciamo che le biblioteche vivano, invogliamo i giovani a frequentarle, a scoprire il valore dei libri, sia cartacei, che virtuali, facciamo in modo che essi diventino per loro un bisogno primario, il nutrimento prioritario di cui cibarsi sempre, non solo sporadicamente, perché solo attraverso la cultura si evita di annaspare nel profondo oceano delle nostre vite, ma soprattutto di quelle vite ancora acerbe, che cercano l’approdo più solido per proseguire sicuri il loro viaggio.

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