Marcia per la pace, Mons. Pennisi: “La non violenza attiva è un modo per mostrare che davvero l’unità è più potente e più feconda del conflitto”

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Cinisi, 2 gennaio – “La vostra presenza a questa marcia per la pace, è un segno particolarmente eloquente del desiderio che la dimensione ecumenica e interreligiosa  possa crescere anche a beneficio dell’unità di tutta la famiglia umana. L’impegno a favore della pace e della giustizia non è un patrimonio esclusivo della Chiesa Cattolica, ma è proprio di molte tradizioni religiose, per le quali la compassione e la non violenza sono essenziali e indicano la via della vita. Nessuna religione  può approvare il terrorismo. La violenza è una profanazione del nome di Dio. Non stanchiamoci mai di ripeterlo: Mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa, non la guerra.” Così l’arcivescovo di Monreale Pennisi ha salutato le Autorità Civili e Militari, i Membri delle confessioni cristiane Ortodossa, Valdese, Metodista e i rappresentanti delle religioni ebraica, islamica, buddista e indù, che hanno preso parte alla marcia per la pace che si è svolta a Cinisi.

A seguito dell’ultimo attentato avvenuto ad Istanbul alle porte del nuovo anno, la diocesi di Monreale, insieme all’Imam di Palermo, hanno marciato insieme come simbolo di Pace interreligiosa. Perseguire la pace richiede il coinvolgimento di ciascun cittadino qualunque sia la sua religione, la sua nazionalità, la sua condizione sociale e, nello stesso tempo, delle nazioni e dei popoli. La non violenza è talvolta intesa nel senso di resa, disimpegno e passività, ma in realtà non è così. La nonviolenza praticata con decisione e coerenza ha prodotto risultati impressionanti. I successi ottenuti dal Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell’India, e da Martin Luther King contro la discriminazione razziale non saranno mai dimenticati. Queste sono state alcune delle testimonianze ricordate da Monsignor Pennisi. Le donne, in particolare, sono spesso leader di nonviolenza, come, ad esempio, Leymah Gbowee e migliaia di donne liberiane, che hanno organizzato incontri di preghiera e protesta nonviolenta  ottenendo negoziati di alto livello per la conclusione della seconda guerra civile in Liberia.

Esprimiamo la più ferma condanna per gli atti di guerra, di terrorismo e di violenza che hanno provocato anche in questi giorno tante le vittime innocenti in Siria, in Iraq, in Turchia, in Africa e in vari paesi europei. Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà al Sovrintendente della Polizia di Stato che è stato ferito a Firenze nel tentativo di disinnescare un ordigno e a tutte le forze dell’Ordine”. Afferma l’arcivescovo di Monreale.

“Un’etica di fraternità e di coesistenza pacifica tra le persone e tra i popoli non può basarsi sulla logica della paura, della violenza e della chiusura, ma sulla responsabilità, sul rispetto e sul dialogo sincero, che esige una politica in favore del disarmo, la proibizione  delle armi nucleari, la condanna di ogni tipo di violenza domestica e gli abusi su donne e bambini. Operare in questo modo significa scegliere la solidarietà come stile per fare la storia e costruire l’amicizia sociale. La non violenza attiva è un modo per mostrare che davvero l’unità è più potente e più feconda del conflitto”. Continua Pennisi.

“Ogni azione in questa direzione, per quanto modesta, contribuisce a costruire un mondo libero dalla violenza, primo passo verso la giustizia e la pace. Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti e molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla. Tutti possiamo essere, costruttori, artigiani di pace.” Conclude il suo discorso l’arcivescovo.

 

 

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