Occupata una delle sedi AlmavivA. Lavoratori impazziti: minacciano il suicidio e di darsi fuoco

Dopo l'interlocuzione di ieri anche con Enel ed Exprivia il il tavolo tecnico al Mise è stato rimandato a domani

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Palermo, 19 ottobre 2016 – L’incertezza lavorativa in cui versa il futuro dei dipendenti Almaviva Contact, sta facendo sfuggire di mano la situazione. Occupata la sede di via Marcellini, dopo il nulla di fatto ieri al Ministero per lo Sviluppo economico sulla vertenza che riguarda i trasferimenti dei lavoratori del call center Almaviva da Palermo a Rende, i sindacati hanno organizzato due giorni di sciopero, per oggi e domani, nei siti di via Cordova e via Marcellini.

Intanto, il tavolo tecnico al Mise è stato rimandato a domani, dopo l’interlocuzione di ieri anche con Enel ed Exprivia. La società di Molfetta ha messo sul tavolo le sue condizioni, spiegando che, nonostante le clausole sociali, non può permettersi di assorbire tutti i lavoratori attualmente impiegati nella commessa, che tra l’altro risulta gonfiata dai contratti di solidarietà. “Le condizioni proposte da Exprivia, il nuovo committente di Enel, sono inaccettabili, non è questo lo spirito delle clausole sociali. Non si può chiedere al lavoratore di dimezzarsi l’orario e di perdere tutte le tutele fra le quali l’anzianità di servizio”, dicono Francesco Assisi, segretario Fistel Cisl, ed Eliana Puma, Rsu Fistel.

Intanto i dipendenti Almaviva sono impazziti, minacciano il suicidio, di darsi fuoco. “Il governo non può farci queste proposte. Non si può vendere al ribasso il lavoro e la dignità delle persone. Governo, Regione, Comune, Industria si mettano insieme al sindacato per costruire una posizione politica seria, non più rimandabile. La Cgil non accetterà mai queste condizioni arroganti e abominevoli, che non risolveranno mai le problematiche dell’occupazione e dello sviluppo di questo Paese – aggiunge il segretario Slc Cgil Palermo Maurizio Rosso -. Il settore dei call center non ha bisogno di interventi da pronto soccorso. Dopo sette mesi di vertenza avevamo pensato di condurre la discussione verso una risoluzione che prevedesse fondi strutturali, tavoli dedicati, formazione, ricerca, sviluppo per poter offrire lavoro e garanzie. I committenti di questo settore, che sono tutti multinazionali, e penso a Telecom, Enel, Poste italiane, non si possono più permettere di fare offerte al massimo ribasso sulla pelle dei lavoratori, uccidendo il lavoro. Questo Paese ha bisogno di una classe industriale e di una politica che affronti i problemi veri. Ci opporremo a queste proposte in tutti i modi e con tutte le forze”.

 

 

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