Guarda l’ISIS e poi muori

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Solo un paio di giorni fa ho letto che c’è il sospetto che in Sicilia potremmo subire un attacco dell’ISIS.

Assurdo, cioè potrei subire l’attacco di qualcuno o qualcosa e manco so come riconoscerlo in caso di pericolo?

Cioè, se ricevo una lettera intimidatoria da Totò Termini, basta andare su facebook e vedo che faccia ha. Se ricevo un sollecito di pagamento dall’ENEL e non so chi sono, cerco su Google e capisco di avere a che fare con un’organizzazione che si occupa di distribuzione energetica.

Ma se qualcuno mi dice che l’ISIS ce l’ha con me, che devo fare? Chi sono questi qui? Da quel poco che si capisce nessuno li conosce personalmente da vivo.

Chi mi può spiegare quindi chi sono? Sono una Religione? Uno stato? Un gruppo politico? Le definizioni che trovo su Internet non mi soddisfano perché sono di parte. Troppo facile definirli terroristi o fanatici. Per me possiamo definirli come preferite, evito di scrivere parolacce perché mi dispiacerebbe morire.

In ogni caso alcune parole non descrivono oggettivamente la loro essenza ma solo il nostro giudizio.

Sicuramente non sono persone che noi definiremmo per bene e sinceramente non mi interessa nemmeno tanto comprenderne le ragioni: per ora non ho molto tempo.

Credo però che sia importante riflettere sulla natura di questi fenomeni socio-culturali: politici o religiosi che siano.

Se partiamo dal presupposto che l’umanità condivide Istituzioni non storicamente definibili nel tempo e nello spazio: la religione, lo stato, l’economia, l’istruzione, ecc…,  ed ammettiamo che ad un certo punto l’umanità diventa popolo, ed ogni popolo traduce le istituzioni in forme un po’ più manipolabili che si chiamano organizzazioni: cristianesimo, democrazia Italiana, modello capitalista, scuola elementare, ecc…, comprendiamo che all’interno delle grandi organizzazioni strutturate, il cambiamento è inevitabile; altrimenti vivremmo ancora nella preistoria. Piccoli gruppi di minoranza, se sono portatori di bisogni condivisi, diventano col tempo grandi gruppi dominanti che solo la storia giudicherà.

Da quello che mi ricordo non c’è mai stato progresso storico senza sangue.

Prima di subire critiche da sedicenti intellettuali, ammetto di descrivere in modo grossolano per soddisfare gli spazi di testata giornalistica quotidiana. Non siamo qui per fare saggistica.

Se fossi però un antropologo, saprei e direi che ogni squilibrio sociale è determinato da come le comunità ed i gruppi decidono di regolare il potere e di trovare e distribuire le risorse necessarie. Quando non ci sono particolari problemi allora la tradizione la fa da padrona: “è sempre stato così, perché dovremmo cambiare”. Quando ad un certo punto il malumore ed il disagio producono difficoltà un po’ più serie, c’è sempre qualcuno “carismatico”, che descrive nuove possibilità di gestione e di distribuzione grazie alle sue affascinanti doti relazioni.

Per mettere un po’ d’accordo tutti è sempre positivo condire i nuovi slanci con pizzichi di spiritualità: “se ancora non ho le idee chiare è meglio se prendo quelle di qualcun altro e a che prendo quello di qualcun altro, a sto punto prendo direttamente quelle di Dio”. Che Marketing.

Perché l’ISIS sta funzionando?

Se fossi un Sociologo direi che l’ISIS sta funzionando perché gli individui oltre che acquisire la propria identità col proprio lavoro, l’acquisiscono e la costruiscono dal e sul territorio.

Se sono una persona importante dico che lavoro faccio, se sono meno importante dico dove abito o dove sono nato. Immagina, hai un incidente in macchina con una persona che si difende al meglio delle sue possibilità: “Senta io sono avvocato, non può prendermi in giro”; “Senta, io sono dello Zen, che dobbiamo fare”.

Sottolineo ancora che sto parlando a grandi linee, non mi interessano le eccezioni.

Allora, perché l’ISIS sta avendo tutto ‘sto successo?

Come fa a reclutare persone che in teoria vivono negli stati europei anche da 3 generazioni?

A mio avviso, l’identità c’entra parecchio.

Se fossi un Tunisino che lavora al semaforo, figlio di un tunisino che faceva lo stesso lavoro, cosa sono, uno che lava i vetri o un musulmano?

E se forte di questa mia identità, l’unica che mi permette di pensarmi come una persona che esiste, mi rendessi conto che l’ITALIA non è esattamente la mia patria perché non diffonde i valori in cui credo, la amo?

E se mi rendo conto, che c’è un movimento a grossi contenuti religiosi, che dice che sta preparando un nuovo territorio affinché io mi ci possa riconoscere al meglio e che finalmente potrei chiamare casa; perché non dovrei fare delle donazioni all’organizzazione per accelerare il processo?

Mi sembra ovvio che anziché pagare le tasse allo Stato che abito, comincerei a finanziare la costruzione della terra promessa.

L’ISIS ormai è un’organizzazione di questo secolo, e come per noi è facile fare pubblicità su facebook, per loro è facile fare propaganda allo stesso modo. Sanno il fatto loro.

Che dovremmo fare quindi? E’ colpa nostra se buona parte dei nostri immigrati non riesce ad integrarsi? Non lo so. Dobbiamo avere paura? Non credo.

Voi che fareste?

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