Carnevale al Pietro Novelli

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Martedì 17 febbraio, il cosiddetto martedì grasso, viene” onorato” adeguatamente anche dagli alunni della D.D. “P.Novelli”. Il carnevale è una festa che i bambini, in genere, attendono con piacere, forse una di quelle poche parentesi ludiche, che è rimasta abbastanza simile a se stessa, nel corso dei decenni, perdurando, tradizionalmente, anche nell’era multimediale, dove il divertimento, diventa spesso esclusivamente “virtuale”, legato all’uso delle tecnologie e, quindi, abbastanza statico.

I bambini, da sempre,  adorano festeggiare il carnevale a scuola, perchè amano condividere con i compagni, con i quali trascorrono buona parte del loro tempo, questo periodo particolare, in cui, attraverso la maschera, attivano canali fantastici e creativi, diversamente sopiti o soffocati dalla frenesia di una vita, che sempre di più smarrisce l’importanza del gioco e dell’immaginazione, per la crescita individuale; libera immaginazione, attraverso la quale si arricchisce anche la parte meno concreta, più poetica dell’essere umano.

I bambini, indossando le loro maschere, hanno modo di interagire con i loro coetanei e con le loro insegnanti, in maniera inusuale, interpretando i loro personaggi, ballando e scherzando con le maestre, liberandosi, anche solo per un giorno, dagli stereotipi legati all’ambiente scolastico, come luogo serioso, dove studiare, stando fermi e composti, trasformandolo, invece, in un enorme palcoscenico, dove essi stessi, attori per poche ore, ribaltano, anche solo per un attimo, la loro percezione di sè, assumendo le sembianze, nel loro mondo immaginario, proprio di ciò che visivamente rappresentano, includendosi completamente, ciascuno nel proprio personaggio; una ” catarsi” molto utile per chi è timido o possiede un’ inadeguata considerazione e stima di sè stesso.

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Nel carnevale la maschera ha il potere di capovolgere la realtà, celandola, affinchè possano essere la fantasia e l’immaginazione a rivestire l’ovvietà della materia; i bambini hanno modo di sovvertire anche l’ordine sociale, di divenire ciò che, consciamente, non si vorrebbe mai essere, o, al contrario, di apparire ciò che si spera realmente di essere.
Quello che rimane della festa, dei colori delle stelle filanti, del tornare, da parte dei docenti, empaticamente, un po’ bambini, è proprio la dolce consapevolezza di un divertimento etereo, ampiamente condiviso, senza  limiti cronologici, personali o sociali, attimi di sincera allegria, dove ciascuno riesce ad intravedere per sè, con la fantasia, una nuova, diversa e magari un po’ bizzarra dimensione. 
 
Carnevale
ogni scherzo vale.
Mi metterò una maschera
da Pulcinella
e dirò che ho inventato 
la mozzarella.
Mi metterò una maschera
da Pantalone,
dirò che ogni mio sternuto
vale un milione.
Mi metterò una maschera
da pagliaccio
per far credere a tutti
che il sole è di ghiaccio.
Mi metterò una maschera
da imperatore,
avrò un impero
per un paio d’ore…
 
Gianni Rodari  

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