“Legalità, sviluppo e … lavoro vero”. Se ne è parlato nell’aula Biagio Giordano

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Monreale, 11 febbraio – Si è tenuto oggi pomeriggio, presso l’aula Biagio Giordano di Monreale, il primo workshop su “Legalità, sviluppo e … lavoro vero”.

Presenti Francesco Galante (Libera terra Mediterraneo) e il Giudice Fabio Licata (Tribunale di Palermo – Misure di Prevenzione), Umberto Di Maggio (coordinatore regionale di Libera). Assenti, è stato più volte sottolineato, i rappresentanti dell’amministrazione comunale di Monreale.

La discussione è stata essenzialmente incentrata sugli scarsi esiti portati avanti dall’Agenzia per i Beni Confiscati.

Di fatto, delle migliaia di beni sequestrati, tra immobili e automobili, una piccola percentuale arriva, dopo la confisca definitiva, all’assegnazione. Spesso i beni arrivano a questa fase in condizioni pessime e non più appetibili.

“Nonostante la legislazione parli molto chiaramente, e parrebbe che in pochi mesi si potesse giungere all’assegnazione del bene, di fatto non è così”. Il Giudice Galante ha portato alcuni esempi: A Iena, prestanome dei fratelli Graviano, costruttore di Brancaccio, vennero sequestrate nel 1994 diverse proprietà immobiliari e un albergo, il San Paolo Palace. Solo nel 2001 si arrivò alla confisca definitiva. Ad oggi molti immobili risultano assegnati, come ai Carabinieri o all’associazione Libera, ma del bene più significativo, il San Paolo, non si è fatto ancora nulla. 20 anni sono troppi.

Il Giudice ha anche rilevato gli elevatissimi costi che si devono sostenere, tra acquisizione, stipendi dei magistrati, degli amministratori giudiziari, spese per consulenti, finanziamenti. La Cantina Kaggio ne è un esempio.

Un altro punto debole della catena è costituito dall’assenza di competenze ampie che l’amministratore giudiziario deve possedere. “L’amministrazione giudiziaria è abbandonata a se stessa. Ha bisogno di competenze che non sono quelle di 15/20 anni fa. L’amministratore giudiziario deve garantire una gestione efficiente del bene, riuscendo, tra l’altro, a garantire il mantenimento dei rapporti con le altre realtà commerciali e i soggetti che opereranno nel medesimo settore per assicurare una continuità. L’amministratore deve annodare i fili che consentano, se possibile, di assegnare all’agenzia per i beni confiscati un bene pronto per essere destinato e assegnato a finalità di riuso. Una buona gestione in fase di sequestro evita difficoltà nella successiva gestione del bene. E la velocità dell’assegnazione è importante”.

“Quella dell’Agenzia è un’idea brillante ma che va migliorata”.

“Siamo circondati – ha dichiarato Umberto Di Maggio, coordinatore regionale di Libera – da tanti antimafiosi parolai, da passerella, di inaugurazione di beni confiscati. C’è una stragrande maggioranza di cittadini che si tiene a distanza da questi convegni anche per causa loro. Ma sono i cittadini ad eleggerli, nelle aule consiliari, regionali, parlamentari. E sono poi loro a decidere in seno all’Agenzia o in altre realtà decisive. Ma siamo anche noi a rappresentare lo Stato. Allora il problema frequente è l’ignoranza. Dobbiamo attivare l’attivismo civico. Da Bolzano a Ragusa un milione di firme  hanno proposto una legge che poi è stata approvata. Dobbiamo stimolare questo attivismo con più informazione. Oggi tutti parlano di beni confiscati, ma se ne parla troppo male.

Francesco Galante ha parlato dell’esperienza dell’Associazione “Libera” che gestisce in Italia tanti ben confiscati alle mafie: “Non c’è una formula che ha portato alla buona riuscita di un progetto. C’è tanto lavoro e formazione continua. Abbiamo unito tante cooperative, a partire dalla Placido Rizzotto, e abbiamo utilizzato le esperienze di tutti per creare il Consorzio “Libera Terra Mediterraneo”, che è uscito anche dalla Sicilia per approdare in altre regioni del meridione d’Italia. I beni confiscati rimangono occasione di esperienza civile straordinaria.

Siamo cooperative sociali, abbiamo creato uno spazio economico libero per definizione, e creato cooperative con selezione per i partecipanti. Ma è necessario avere un progetto prima di chiedere l’assegnazione del bene. Il successo di Libera non è dovuto a coperture politiche, come spesso ci sentiamo dire.

E’ stato per noi importante costruire aziende dotate di vari presupposti. I nostri disciplinari prevedono un quadro  normativo all’interno del quale ci muoviamo: Adozione del biologico, inclusione di soggetti svantaggiati, standard qualitativi. Noi vogliamo che la nostra esperienza possa portare ad una azienda produttrice di ricchezza e sostenibile. 

 

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