“Insegnare in classi con Bisogni Educativi Speciali”. Come creare percorsi efficaci, centrati “sulla persona in fieri”, realmente inclusivi

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Monreale, 8 febbraio – Un interessante seminario di formazione ha avuto luogo ieri, 7 febbraio 2015, presso la sala congressi “Casa del sorriso” di Monreale. Il corso è stato organizzato dall’UCIIM Sicilia, con la collaborazione della Mondadori Education, sul tema “Insegnare in classi con Bisogni Educativi Speciali”.

Esso ha avuto una formidabile eco, grazie all’azione divulgativa posta in essere dalla presidente dell’UCIIM regionale dott.ssa Chiara Di Prima, che ha attivato diverse efficaci sinergie organizzative: più di trecento tra docenti, futuri tali, operatori scolastici e psicopedagogici hanno, infatti,  partecipato all’evento, traendo opportuni spunti di riflessione sulle stereotipie di un certo modo di “fare scuola”, ancora vagamente influenzato da presupposti educativi e vecchi retaggi didattici privi di quel supporto scientifico, fondamentale per progettare ed avviare percorsi efficaci, centrati “sulla persona in fieri” realmente inclusivi.

Il seminario è stato affidato alla prestigiosa conduzione di un esperto in neuropsicologia, il prof. Gabriele Zanardi, docente dell’università di Pavia. La conduzione del prof. Zanardi, nell’affrontare anche la parte più strettamente teorica, quella relativa ai fondamenti neuro-cognitivi dei disturbi specifici dell’apprendimento e dei presupposti psichici, che determinano i bisogni educativi speciali, è stata precisa, ma mai noiosa, seria e puntuale, ma non “asetticamente cattedratica”.

L’uditorio ha interagito con il professor Zanardi, per circa otto ore, nella propedeutica fase teorica, relativa ai processi cognitivi e comportamentali, dei bambini, correlati ai meccanismi anatomo-fisiologici, che ne sottendono il funzionamento ma, soprattutto, nella fase più specificamente pratica, quella spendibile nella relazione quotidiana con gli alunni, quella che induce alla riflessione sulle strategie di apprendimento più efficaci, da fornire agli stessi alunni, al posto di, spesso, inutili input nozionistici, deleteri e discriminanti per chi non si omologa ad un iter” apprenditivo modello”, alla proiezione borghese di “quell’icona” di alunno medio, che alcuni docenti veicolano nel loro immaginario precostituito, più o meno consapevolmente.

Ciò conduce gli alunni alla valorizzazione reale della propria unicità, di quella “diversità”, che non deve produrre disagio e sofferenza, perché non allineata ed omologata, ma che diventa normale sfaccettatura di quell’essere autenticamente se stessi, unici ed irripetibili, capaci di fruire delle stesse opportunità formative, attraverso l’efficace strutturazione di percorsi didattici personalizzati, che spesso necessitano anche di un substrato educativo, una matrice forte, che prenda in carico anche l’aspetto più umano, più emotivo della relazione e del percorso di crescita di ciascuno. Il professor Zanardi ha, abilmente, alimentato i dubbi dei docenti, ha implementato le loro perplessità e destrutturato le loro certezze, in un’empatica e spesso informale struttura dialogica, tendente ad una sorta di auto-revisione della propria attitudine professionale, in chiave critica ma costruttiva, affinché l’idea di una scuola davvero inclusiva non rimanga nell’Iperuranio, ma provi a trovare sempre più spazio, nelle nostre istituzioni, dove l’esigenza di un’azione didattica ad pesonam è, ormai, pressante.

Diceva Gianni Rodari: “Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?”… Ed è proprio a questo approdo, a questa consapevolezza, magistralmente indotta dal prof. Zanandi, che il seminario ha voluto condurre tutti quelli che hanno la scuola nella mente, ma soprattutto nel cuore.

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