Massimiliano Lo Biondo: come ridurre i costi della gestione rifiuti

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Monreale, 6 Febbraio. Massimiliano Lo Biondo, dell’assemblea provinciale del Partito Democratico, interviene sulla questione relativa al fallimento dell’ATO PA2, con particolare riferimento alle questioni legate al futuro dei lavoratori ed alle modalità che potrebbero portare ad un risparmio nella gestione rifiuti.

Lo Biondo, più volte citato dal Sindaco Capizzi nel suo intervento al consiglio comunale dello scorso 3 Febbraio, analizza nel dettaglio i costi del servizio, chiedendo la stesura di un nuovo piano industriale, la cui base dovrebbe essere un ragionamento che parte da una visione imprenditoriale del servizio, che lo renda innanzitutto produttivo per i cittadini ed i lavoratori.

Questo, da un punto di vista fino ad oggi mai affrontato né dall’amministrazione comunale, né dai partiti di maggioranza, come lo stesso Lo Biondo sottolinea.

“Tengo a esporre una mia considerazione politica sull’attuale vicenda dell’ATO PA2”, esordisce l’ex consigliere comunale, “perché ritengo che rischiamo di assistere all’inizio di un percorso che a mio giudizio potrebbe ulteriormente condurre la città, i cittadini e le famiglie verso un futuro incerto e pieno d’insidie economiche, lavorative, sociali e ambientali!

La considerazione, riguarda l’approccio complessivo sui costi dell’ATO PA2, dove prematuramente si parla di cambiare i contratti dei lavoratori quando nulla si sa, in termini economici e operativi, del piano industriale: modo, tempi e obiettivi per giungere un’efficace e concreta politica ambientale ed energetica, alla riduzione dei costi attraverso la raccolta differenziata, alla riduzione notevole del conferimento in discarica e all’azzeramento dei noli.

Infatti, non va sottovalutato il fatto che se le ultime assunzioni sono avvenute nel 2006, quindi la spesa per gli stipendi da allora non può essere cresciuta, tuttavia i costi di gestione (fonte Ministero degli Interni sino al 2012) si sono così manifestati: € 4.885.844,00 nel 2003; € 5.273.884,00 nel 2004; € 6.814.160,00 nel 2005; € 9.324.577,00 nel 2006; € 9.830.631,00 nel 2007; € 7.104.858,00 nel 2008; € 6.478.625,00 nel 2009; € 8.189.613,00 nel 2010; € 8.139.719,00 nel 2011; € 9.927.684,00 nel 2012.

Ora, supponendo che il costo del personale possa incidere per 4 milioni di €, è chiaro che un approccio completo deve necessariamente tenere conto che dal 2006, anno delle ultime assunzioni, i costi per la raccolta dei rifiuti (noli a caldo e a freddo, conferimento in discarica, gasolio) hanno superato finanche i 5 milioni di €, ovvero i 4 milioni per il personale!

Ed è su quest’aspetto necessario fare un ragionamento complessivo, sulla programmazione certa e reale, su un piano industriale, su come garantire la raccolta differenziata, ridurre il conferimento in discarica e azzerare i noli, sia a caldo sia a freddo!

E magari, solo dopo quest’ aspetto del ragionamento, qualora necessario e non evitabile, sarebbe naturale e inopinabile la richiesta di cambiare la tipologia del contratto di lavoro.

In quel senso, allora, quel tipo ragionamento avrebbe una sua ragione fondamentale, comprensibile.

Anche di fronte a chi ha già posto quel contratto come garanzia per la concessione di un mutuo o di un prestito.
Perché ritengo che un approccio così complessivo non rappresenterebbe per nessuno una rinuncia, e assumerebbe chiaramente una valenza politica in senso economico, gestionale, ambientale e del lavoro.

Quanto scritto con l’auspicio che già oggi possa la presente essere ascoltata e non riconosciuta solo in futuro per la sua fondatezza.

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