ARTEria. A Monreale l’Arte si respira

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È un’eredità per la quale la nostra comunità non ha neanche pagato la tassa di successione; ragion per cui tutti dobbiamo mantenere fede a un impegno morale sottinteso, curando l’integrità, la “pulizia” dell’inestimabile patrimonio, … a prescindere  da quello che l’Unesco possa pensarne.

Da qualche tempo mi occupo dell’argomento sulle pagine di un mio blog. È fatale, tuttavia, che i fili del web prima o poi si annodino. Così è accaduto (anche perché mi sono adoperato all’uopo) che il mio si sia annodato con «FiloDiretto». Un breve incontro con il suo Direttore, Massimo Gullo, è stato sufficiente per ottenere uno spazietto all’interno del Quotidiano. Da domenica prossima, quindi, il debutto della rubrica «ARTEria». A sinistra del portone d’ ingresso (la home page) c’è il campanello con il nome della “ditta”; sul pulsante ho deciso di metterci la faccia.

Abbiamo scelto di battezzare la rubrica con il nome «ARTEria», perché il neologismo può assumere tanti significati, probabilmente tutti quelli necessari allo scopo; spostando l’accento o digitando uno spazio:

«ARTÈria», nel senso di canale o vaso (quelli,cioè, che “vascolarizzano” la Rete) nel quale far scorrere riflessioni sull’arte, profili di artisti, commenti su eventi attinenti al tema e altri simili pretesti.

«ARTErìa», come gelateria (ad esempio), ovvero un luogo in cui l’arte si possa fabbricare (carpendo frammenti dal web per montare immagini fantastiche, anche con gli strumenti della satira) o in cui si possa raccontare come l’arte viene “fabbricata”.

«ARTE ria», per concedersi di poter scrivere di arte cattiva, di quella che “se la conosci la eviti”. Ma anche per scrivere dell’arte con cattiveria (cordiale e costruttiva) quando se lo merita o, meglio, quando non merita di essere definita tale.

Da quasi un trentennio, grazie alla donazione della Signora Eleonora Posabella (pittrice e moglie del critico d’Arte monrealese Giuseppe Sciortino, entrambi da tempo scomparsi) il patrimonio artistico cittadino si è ulteriormente arricchito. Quella donazione ha determinato, nel 1986, la nascita della Galleria Civica d’Arte Moderna (un “serbatoio” dal quale “erogare” cultura artistica alla comunità e ai visitatori occasionali).

La collezione, nel tempo, avrebbe dovuto arricchirsi con nuove acquisizioni che, nelle intenzioni iniziali, avrebbero dovuto superare il filtro dell’opportunità, del buon gusto, della competenza, del riconosciuto prestigio e dell’interesse culturale dell’intera comunità. Così, purtroppo, non è stato. Quelle intenzioni sono state reiteratamente travisate, fraintese e, non raramente, tradite. Da quel “serbatoio” è stata erogata anche “arte inquinata”.

Di questi argomenti, tra gli altri, in questo spazio mi piacerà occuparmi (sentendomi autorizzato a farlo anche quale portavoce degli artisti monrealesi, almeno della maggior parte di essi).

La mattina di mercoledì 4 febbraio il caso mi ha concesso di assistere a un  episodio altamente encomiabile, un modello di comportamento che tutti i monrealesi dovrebbero far proprio: ho visto il Sindaco Capizzi, l’Assessore Zuccaro e alcuni dipendenti comunali chinarsi nella vasca di piazza Vittorio Emanuele e rimuovere, con le proprie mani, i sacchetti d’immondizia depositati nottetempo da qualche cittadino esasperato (da altri soltanto fotografati a futura memoria).

Un gesto istintivo che ha restituito, in pochi attimi, dignità alla piazza, alla fontana del “Tritone” e a Mario Rutelli che nel 1881 la scolpì.

Questo è l’esempio (pur se postumo) che gli artisti monrealesi, recentemente, avevano chiesto di poter seguire: poter ripulire, con spirito volontaristico, la Galleria Civica da ogni elemento che ne intorbida la parte più pregevole e poter impedire che nuovi fattori inquinanti, ulteriori infiltrazioni, possano rendere ancor più grave lo stato in cui attualmente versa il nobile “serbatoio”.

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