“Siamo rimasti a casa perché posti in stato di quiescenza e privi delle opportune tutele assicurative e contrattuali”

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Monreale, 31 gennaio – Non ci stanno ad essere additati, anche se indirettamente, come i responsabili della grave situazione ambientale che sta attraversando la città di Monreale.

Come riportato nel precedente articolo, questa mattina più di 35 operatori dell’Alto Belice Ambiente hanno deciso di non lavorare, a fronte di 8 colleghi che invece hanno scelto di armarsi di bobcat, camion, scope e palette.

Nel pieno rispetto della scelta fatta dai loro colleghi, alcuni di loro hanno nel pomeriggio raccolto 21 firme tra colleghi e scritto una lettera rivolta alla città di Monreale, per spiegare le motivazioni della loro scelta. La riportiamo integralmente.

La vicenda che sta coinvolgendo la società Alto Belice Ambiente, e che sta avendo ripercussioni su tutto il territorio di Monreale e sui suoi cittadini, in termini di igiene e salute ambientale, ci costringe ad assumere, nostro malgrado, decisioni che non avremmo mai voluto prendere.

Fino a giorno 28 gennaio abbiamo portato avanti il servizio di raccolta dei rifiuti nell’interesse della comunità monrealese, nonostante l’incertezza del posto di lavoro pesasse già da più di un mese come un macigno sui nostri stati d’animo, nonostante la consapevolezza di svolgere un servizio che con molta probabilità non sarebbe stato remunerato.

Dal 29 gennaio ci siamo dovuti fermare. Non possiamo continuare a lavorare senza godere almeno delle opportune garanzie. La lettera inviata dal curatore fallimentare, l’avv. Cristina Bonomonte, parla chiaro. Non possiamo svolgere un servizio per la società essendo stati posti in stato di quiescenza. Siamo privi delle opportune tutele assicurative e contrattuali che potrebbero permetterci di svolgere in “relativa” serenità il servizio per il bene della città.

Abbiamo dovuto arrenderci e comportarci di conseguenza, prendendo atto delle decisioni prese sulle nostre teste.

Siamo le prime vittime di un sistema sbagliato, inadeguato. Le istituzioni competenti e i politici che negli anni si sono alternati assumendo posizioni di responsabilità non hanno voluto avviare un percorso di risanamento virtuoso. Hanno permesso che un’azienda indispensabile per tutta la società, che svolge un servizio di primaria importanza per la città, giungesse inesorabilmente al fallimento. Si tratta della cronaca di una morte annunciata, e annunciata da tanto, troppo tempo.

Noi lavoratori, che non abbiamo percepito le ultime due mensilità e la tredicesima, siamo stati le vittime designate.

Rimanere a casa, per chi è abituato a recarsi quotidianamente al lavoro, è una sconfitta, che ci fa stare male, ancor più della mancanza della retribuzione. Il fallimento della nostra società lo sentiamo sulla nostra pelle, lo vediamo negli occhi dei nostri figli. Coinvolge per intero le nostre famiglie, anzi, sconvolge equilibri familiari.

Abbiamo voluto scrivere una lettera aperta per condividere con tutta la cittadinanza di Monreale la nostra decisione, per spiegare le nostre motivazioni, per fare comprendere la posizione assunta e il dramma che stiamo vivendo. Chiediamo ai nostri concittadini di comprenderci, di affiancarci e di sostenerci nella legittima richiesta della salvaguardia del nostro posto di lavoro”.

Firmato:

Minasola Salvatore

Bruno Salvatore

Giuseppe Cinà

Vassalo Angelo

Lo Giudice Giuseppe

Misteri Roberto

Segret Giovanni

Gianfranco Taormina

Giurintano Umberto

Basile Benedetto

Giaccone Giuseppe

Barella Lorenzo

Cangemi Massimiliano

Pupella Roberto

Simone Greco

Cangemi Giuseppe

Messina Salvatore

Lo Coco Antonino

Faraci Andrea

Campanella Salvatore

Patellaro Alessandro

Mazza Girolamo

Greco Roberto

Priolo Girolamo

Giannusa Marco

Alotta Fabrizio

Sanghez Benedetto

Greco Filippo

Piro Marianna

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