Libertà religiosa, via della pace – tavola tonda interreligiosa

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La libertà religiosa mediante il dialogo è stata oggetto della tavola tonda promossa dall’Arcidiocesi di Monreale con Azione Cattolica diocesana, il Deutscher Order commenda teutonica di “Santa Maria degli Alemanni”- Sicilia e l’Accademia Teutonica “Enrico IV di Hohenstaufen.

A conclusione della settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani, ha preso avvio una riflessione sulle potenzialità intrinseche delle religioni di costruire pace o fomentare guerra, a seconda del senso e dei valori di cui si nutre e delle modalità di professione che si praticano.

Hanno partecipato al confronto il prof. Stefano Di Mauro – Itzaak Ben Avraham (Rabbino capo del Centro Serafico Siciliano), Sami Salem (Imam della grande moschea di Roma) e S.E. Mons. Jean-Clement Jeanbart (Arcivescovo di Aleppo). 

Secondo i relatori le tre fedi protendono verso una visione divina comune: un Dio di Pace, un creatore che auspica la prosperità dell’umanità tutta intera, prescindendo dalla fede come peculiarità cristiana piuttosto che islamica o ebrea.

Tutte le forme di credo che deviano da questa visione comunitaria, di pace e amore, sono estremismi che deturpano la Verità fondante della religione stessa.

L’esplicita richiesta di pragmaticità degli interventi da parte del moderatore Dr. Claudio Berti, della Comunità di Sant’Egidio di Roma, ha condotto la discussione verso tre grandi tematiche considerate cruciali per il superamento delle incomprensioni che negli anni hanno mietuto stragi, ingiustizie e generato odio, allontanando la Fede da quell’immagine di Pace originaria:

  1. Superamento dei pregiudizi mediante la conoscenza delle religioni

Spesso le informazioni dei media deviano la visione della realtà al punto da fomentare la crescita di pregiudizi così radicati da precludere ogni possibilità di dialogo.

I Musulmani praticanti, come ha affermato lo stesso Imam Sami Salem, non si riconoscono nelle azioni violente dell’Isis.

Allah è Dio di Pace.

Ma la pace va costruita da tutti gli uomini; insieme, cattolici, ebrei e musulmani devono trovare un modo unico per realizzarla, non soltanto con le parole ma attraverso attività che li vedano collaborare per il bene comune.

Per esempio a Roma la sua comunità si occupa della distribuzione dei pasti agli indigenti e alla raccolta del sangue, ciò significa che le parole sono accompagnate da gesti che confermano la volontà di realizzare un progetto di Bene.

  1. Rapporto politica-religione

Come sottolineato più volte dall’Arcivescovo di Aleppo, la mancata distinzione tra politica e religione è stata una delle maggiori cause di incomprensioni e di veri e propri massacri senza risparmi.

Chiaro il riferimento Biblico “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che di Dio”.

Tuttavia resta da definire la modalità con cui questa scissione è auspicata e quali sono i limiti tra un potere e l’altro.  

Una distribuzione chiara dei compiti può essere la chiave di volta per un patto di convivenza tra le diverse comunità religiose.

  1. Ruolo della donna all’interno della famiglia ed educazione dei figli

Particolare attenzione è stata posta al mondo dell’istruzione per il delicato compito di educare alla pace e alla cooperazione. In sala erano numerosi i giovani interessati alla tavola tonda e questo è stato interpretato come segno chiaro e tangibile della volontà di costruire una società più accogliente, orientata alla pace.

In tal senso il Rabbino Itzaak-Ben Avraham ha voluto sottolineare l’importanza della donna quale figura cardine per la diffusione di una cultura della pace che inizia dalla famiglia, dalla comprensione della diversità a partire dal rapporto uomo-donna, madre-figli.

Alle domande del moderatore sono seguiti diversi interventi del pubblico.

Il Dr. Betti ha concluso la discussione rivolgendo all’assemblea l’invito di farsi martiri cioè testimoni della possibilità di lavorare per un mondo migliore.

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