Un ricordo di Sarina Ingrassia oggi sulla “Stampa”

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Venerdì scorso è morta a 91 anni Sarina Ingrassia. Ha vissuto aiutando, vicino a Palermo, nella sua casa, bambini, ragazzi in difficoltà, donne e famiglie. Così, nel 2011, mi aveva parlato della sua vita, in realtà complicata e piena di rischi. Una voce limpida, e forte.

<<Dopo varie esperienze, secondo quello che mi veniva offerto dall’ambiente dove io vivevo (Parrocchia,  Caritas, Istituto laico-religioso), nel 1973 sono <<approdata>> in questo quartiere che era tra i più degradati dal punto di vista socio-culturale e spesso anche economico. La casa è situata in Via Baronio Manfredi, 59 in Monreale.

Posso dire che niente era programmato: diffido dei programmi fatti a tavolino e poi <<calati>> in realtà dove non si vive. Tutto quello che è accaduto è stato consequenziale alla disponibilità personale, e a volte, guardando indietro, vedo tutto come in un film dove io sono stata soltanto spettatrice.

Appena apri uno spiraglio della tua porta, la gente la spalanca perché il bisogno non conosce orari. E fu così che cominciò ad arrivare qualche ragazza madre, qualche ragazzo con problemi di tossicodipendenza (allora non c’erano strutture idonee vicine), ragazzi che avevano bisogno della Licenza di Scuola Media per lavoro, alcuni bambini che avevano vissuto qualche dramma in famiglia (…) La gente del quartiere all’inizio stava ad osservare, ma subito ha avuto fiducia e veniva anche per i bisogni più banali come leggere una ricetta, scrivere una domanda, raccontare i propri problemi.

La casa pur modestissima, e forse proprio per quello, da subito diventò un punto di riferimento, la porta era sempre aperta e a chi si meravigliava rispondevamo che tanto non c’era niente da rubare (…) Un’attività costante è stata ed è un sostegno scolastico quotidiano, convinta come sono che la cultura è potere (…) Il cammino è stato lungo, ma nonostante le difficoltà (che poi sono in ogni cammino) è stato bello.

Quando mi si chiede se sono felice di questa vita, dico che non la cambierei nemmeno con quella di una regina: mi sono sentita e mi sento <<al mio posto>>, cosa che auguro a tutti (…) Quante persone sono passate da questa casa non lo so dire, ma certamente centinaia e centinaia e centinaia. Negli incontri esorto tutti a guardarsi attorno nel proprio ambiente e troveranno sicuramente qualcosa da fare per chi ha meno di loro. Basta avere cuore e occhi.>> Lei li aveva.

Agnese Moro

(Articolo tratto dalla “Stampa” del 25 gennaio 2015)

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