Il “Testamento Spirituale” di Sarina

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Ma adesso “grande capo” che si fa senza di te? 

Adesso tocca a noi amare la vita smisuratamente come hai fatto tu. Fino alla fine, fino a quando nei giorni scorsi al mio “resisti” pronunciato al telefono mi hai risposto con un sorriso.

Adesso tocca a noi fare quella rivoluzione che avresti voluto compiere ancora nonostante tutto quello che già eri riuscita a portare a termine. 

Adesso tocca a noi tenere aperta quella porta di via Baronio Manfredi, sedersi al tavolo insieme, accogliere a braccia aperte le Katiuscia, gli Alessio della storia. 

Ricordi quella volta che mentre stavamo pregando arrivò Maria, la mamma di Totò, a chiedere l’ennesima busta di latte: “Signore se non ci credi ecco le prove”. 

Adesso tocca a noi non avere paura di scelte coraggiose come quelle che hai fatto tu ogni giorno, anche quando la vita qualche anno fa ti costrinse a fare i conti con una disarmante depressione. 

Ho un sogno: ogni volta che se ne va una persona come te, finisce un’esperienza. Resta solo il ricordo. Voglio pensare che stavolta non sarà così. Voglio immaginare che ciascuno di noi non permetterà che ciò che ci hai donato resti solo nel cuore. 

Qualche anno fa mi consegnasti un tuo diario, da custodire segretamente. Non l’ho mai detto a nessuno. Stanotte sono andato a rileggerlo. In una pagina hai scritto: “Forse ho vissuto una vita “avventurosa” che però mi è piaciuta molto. Rifarei tutto, perché di volta in volta ho scelto nel “tentativo di dare una risposta” a ciò che sentivo dentro, a ciò che i credenti chiamano vocazione e che Socrate chiamava “demone”. Ora è arrivato anche per me qualche limite di forza e di salute (quello di spazio e di tempo l’ho avuto sempre), ma spero che le generazioni che mi seguono capiscano le ragioni delle mie scelte e diano una mano alla “causa che io ho combattuta” per tutta la mia vita e che a me è parsa “buona”.”

Oggi voglio piangere ma ti prometto che da domani farò tutto il possibile per darti una mano. Per continuare a stare dalla parte giusta. Per dare voce a chi non ne ha. Anche quando mi sentirò più solo, senza speranza come mi accade spesso di questi tempi. 

E ora permettimi solo una cosa. Tra quelle pagine, scritte anni fa, c’è un ultimo capitolo che hai intitolato “preghiera della buona morte”. Forse nessuno conosce queste tue parole che hanno tutta l’aria di essere il tuo messaggio per noi in questo momento. 

So che era un segreto ma voglio pensare che in fondo mi hai consegnato queste pagine perché sapevi che ora ti avrei “disobbedito”. 

Concedimi di condividerle con gli amici: 

Da ragazza ho assistito molte persone in punto di morte (me ne facevo quasi una missione) e mi ricordo una preghiera chiamata “della buona morte” e mi ricordo che era orribile: terrore, diavoli, giudizio implacabile, ecc.

Con il passare degli anni, e prendendo un poco coscienza dell’amore che Dio ha per ognuno di noi, mi sono convinta che il passaggio da questa vita all’altra non più essere quello descritto in quella preghiera. Allora mi sono inventata un modo tutto mio per quel passaggio. Scusatemi se lo vorrei condividere con voi, forse tra mille anni vi potrà servire.

“Signore, Dio di bontà, Padre buono, io vengo finalmente a te, dopo il mio lungo cammino (che pure mi sembra tanto breve per tutto quello che ancora vedo da fare). Ma Tu, che mi hai accompagnato tutta la vita, accompagnami ancora perché un po’ di paura ce l’ho.

Quando i mie piedi fragili mi avvertiranno che il mio impegno in questo mondo sta per finire, dammi di pensare che altri, tanti altri, dopo di me faranno meglio e più di me e andranno anche più lontano a cercare chi ha bisogno.

Quando le mie mani non potranno più tendersi verso gli altri, spingi tante persone di buona volontà ad accarezzare le teste dei bambini monelli (perché è solo di carezze che hanno bisogno); spingi le palme di altre mani ad aprirsi per accogliere coloro che nessuno vorrebbe per amici e dare loro amore, comprensione, ascolto e qualche volta magari un po’ di latte, di pasta, di riso, ecc.

Quando i miei occhi si offuscheranno e il mio volto non sarà gradevole a vedersi, dà a me ed eventuali presenti la certezza della bellezza che non svanirà mai: quelle delle opere d’amore che restano eterne, e sono le sole!

Quando la mia immaginazione si spegnerà ai sogni e ai progetti da realizzare quaggiù, dammi di vedere i tuoi progetti in chiave di eternità, sicura che la giustizia cercata, e da Te annunciata, si avvererà nel tempo senza fine.

Quando il mio cuore non reggerà alla malattia, ricordati le quante volte ha rischiato di soccombere di fronte alle sofferenze del mio prossimo che metterò nelle tue mani insieme a  quanti altri nella storia ci hanno preceduto e a quanti altri ne seguiranno. Insieme alle mie lacrime, raccogli quelle di tanti altri sofferenti: mamme dal cuore ferito, vittime dell’ingiustizia umana, gente che non conta, ecc.

Ricordando a me e agli altri che l’importante è come si vive, tanto si muore tutti, accogli insieme a me tutto il bene che non ho saputo fare, tutte le opera incompiute, tutta la gente che non ho potuto consolare.

Per quanto riguarda me prevedo un continuo senza fine con l’aggiunta di una fiducia in Te che ora è tanto debole; una Speranza in Te che ora a volte mi fa arrabbiare di fronte a tante ingiustizie (poi forse mi arrabbierò di presenza); un Amore che per ora è debole e impotente, ma che poi basterà  a tutti perché sarà il Tuo amore”.

Cito ancora le tue parole, Sarina: “Chi poteva sognare che io, fino alla mia vecchiaia avrei avuto degli amici giovani fino al punto di vivere come la loro “mancata” mamma?”. 

Io sono uno di quelli,

una carezza cara mamma. 

Tuo, Alex 

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