Lo Giudice: “Mettere da parte i personalismi per uscire dalla logica dell’emergenza e avviare un vero percorso di sviluppo”

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Salvo Lo Coco

Monreale, 10 gennaio – L’On. Salvo Lo Giudice, a sei mesi dall’insediamento della nuova amministrazione comunale, fa una riflessione sul modus operandi della giunta Capizzi, auspicando l’avvio di un diverso percorso politico.

Ho letto con grande attenzione le considerazioni espresse da Massimiliano Lo Biondo, nostro concittadino ed esponente del Partito Democratico, che peraltro condivido pienamente nella loro filosofia di fondo, ed ho subito ripensato al  giugno 2014, al giorno che ci ha visti tutti auspicare un vero cambiamento nella gestione della nostra comunità monrealese, a quella giornata che ha visto il sindaco Capizzi vincere le elezioni amministrative. La prima immagine che mi è venuta in mente mi vede stringere le mani del neo sindaco, da esponente della coalizione perdente, fargli i complimenti augurandogli di fare bene e contestualmente ribadirgli come il Sindaco è il rappresentante di una comunità e non solo di una parte di essa, oltre ad offrire tutto il nostro contributo per un costante confronto costruttivo e fattivo.

Purtroppo, però, ad oltre sei mesi da quella data devo mio malgrado, e mi conforta il fatto che non sono il solo, constatare che la nostra, pardon, l’amministrazione di Monreale, è sempre più chiusa in se stessa, arroccata nelle sue posizioni, poco aperta al confronto e tanto meno poco attenta all’ascolto delle svariate istanze che altre parti politiche, società civile e cittadinanza esprimono nei confronti della stessa.

E’ indubbio, le condizioni economiche generali nazionali, regionali e ancor più locali sono oltremodo critiche e personalmente sono fermamente convinto che la collaborazione è sinonimo di miglioramento, oggi più che mai nessuna amministrazione può trincerarsi dietro logiche interne di pseudo maggioranza, di partito, ma è inevitabile cercare il confronto e la condivisione di un percorso, di un  progetto che possa realmente essere espressione di un pensiero trasversale  e che possa interpretare il pensiero dei più.

Bisogna incentivare la cultura della collaborazione, della cooperazione tra  tutte le forze e le anime politiche presenti nell’amministrazione e tra amministratori e tessuto sociale, con grande correttezza e onestà intellettuale, perseguendo il bene della comunità piuttosto che quello di parte di essa.

La diversità non può essere un vincolo ma deve rappresentare un valore aggiunto su cui fondare il giusto confronto politico, come ci insegna il mondo sociale, affinché si realizzi il bene comune, che tra l’altro dovrebbe essere l’obiettivo della Politica, quella con la P maiuscola. In politica non esistono nemici da annientare o annettere a tutti i costi, esistono posizioni differenti e la grande abilità del buon amministratore è quella proprio di cercare di ascoltare tutte le differenti posizioni e cercare di fare la sintesi più giusta ed opportuna per affrontare le svariate questioni in campo.

E’ opportuno uscire dalla vecchia logica di gestione della cosa pubblica per cercare di affrontare e risolvere problemi annosi che assillano la città di Monreale, peraltro quanto mai noti e conosciuti, in un’ottica di confronto e condivisione. È giunto il momento di rimboccarsi le maniche, mettendo da parte i personalismi a favore di questa nostra bellissima città, ormai alla deriva in un mare di indifferenza, di povertà e di emergenze sociali. Solo così l’amministrazione potrà tentare di uscire da una logica di gestione dell’emergenza e avviare un vero percorso di sviluppo.

Concludo queste mie brevi e personalissime riflessioni, che ho il piacere di condividere con la comunità monrealese, con una bellissima frase che rileggo spesso e che penso debba essere illuminante per tutti coloro i quali gestiscono la cosa pubblica, la paternità è del grande Sandro Pertini, Presidente della Repubblica Italiana scomparso da tempo, ma che ritengo nella sua lungimiranza attuale quanto mai. Diceva Sandro Pertini “Non esiste una moralità pubblica e una moralità privata. La moralità è una sola, perbacco, e vale per tutte le manifestazioni della vita. E chi approfitta della politica per guadagnare poltrone o prebende non è un politico. È un affarista, un disonesto.””

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