Transazione di 3 milioni con AMIA. Capizzi motiva al consiglio comunale la sua scelta. E ricorda il caso PRUSST

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Araba Fenice desk

In un’aula consiliare poco partecipata, il sindaco Capizzi ha illustrato le motivazioni che l’hanno portato a proporre la transazione di 3 milioni di euro con l’AMIA, scelta che potrebbe apparire incomprensibile alla luce delle cause finora intentate e persa da AMIA contro il comune di Monreale.

Rispondendo alle osservazioni dei consiglieri Romanotto, Vittorino e Costantini, ma, indirettamente, anche alle osservazioni apparse sulla stampa locale da parte di altri esponenti politici, Capizzi ha spiegato come l’esito finale della vicenda porterebbe certamente ad esiti infausti per il comune di Monreale.

Secondo Capizzi, anche se il Tribunale di Palermo dovesse dare ragione al comune di Monreale nelle cause pendenti, come i consiglieri comunali affermavano a supporto del loro ragionamento, l’AMIA si rivarrebbe certamente sugli ex sindaci Salvino Caputo, Toti Gullo e sul dirigente dell’ufficio tecnico Maurizio Busacca, cioè su quegli “amministratori e funzionari” ai quali potrebbe fare riferimento la sentenza che ha negato la presenza di “indebito arricchimento” per il comune di Monreale, ma che ha chiaramente indicato all’AMIA di rivalersi su chi ha permesso la fornitura del servizio. A loro verrebbe richiesto il saldo dei 10 milioni di euro per il servizio svolto.

Questa non sarebbe una partita chiusa per il comune, ha spiegato Capizzi, perché i tre soggetti certamente adirebbero per vie legali contro il comune di Monreale, in quanto il servizio è stato svolto per il comune e non a beneficio di un loro interesse privato.

A questo punto certamente vincerebbero la causa, ha spiegato Capizzi, con esito infausto per il comune, perché, come relazionato dall’avv. Rizzuto, il comune riceverebbe un danno di circa 18 milioni di euro, considerando circa 8 milioni di euro tra interessi, rivalutazioni e spese legali.

“Questo è il motivo per cui chiedo all’AMIA, con la transazione, di rinunciare ad altri contenziosi con amministratori e funzionari”.

Ma perché gli amministratori e i funzionari dovrebbero vincere la causa intentata contro il comune? PRUSST docet, ci sarebbe da dire.

A prova di questa tesi, Capizzi ha ricordato il caso PRUSST, quando nel 1998 venne affidato dal dirigente Busacca un incarico professionale a dei progettisti per riqualificare il complesso monumentale Guglielmo II. Un incarico privo della necessaria copertura finanziaria. I progettisti, sviluppato il progetto, presentarono una fattura di 140.000 €, che il comune non riconobbe, e quindi agirono per vie legali nei confronti di amministratori e funzionari, che vennero condannati dal Tribunale. Busacca subisce ancora oggi una trattenuta mensile sullo stipendio per arrivare a pagare i 140.000 €. Ma Busacca, poiché il progetto era stato redatto per il comune e non per se stesso, fece causa al comune. La Corte di Cassazione diede ragione al funzionario ed il comune di Monreale, ad Aprile 2014, è stato condannato al pagamento in favore di Busacca 139.000 €, più rivalutazione, interessi e spese legali.

“Il principio è identico. E’ solo questione di tempo”.

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