Precari della scuola. La Corte di Giustizia di Lussemburgo da ragione agli avvocati monrealesi

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Oggi si scrive una pagina di storia per i precari della scuola.

La Corte di Giustizia di Lussemburgo si è pronunciata questa mattina al culmine di una lunga vertenza giudiziaria avviata da un gruppo di precari della scuola contro la presunta illegittimità dei contratti a termine.

La pronuncia della Corte di Giustizia europea ha stabilito la stabilizzazione del personale precario della scuola in Italia, che abbia svolto almeno 36 mesi di servizio.

Sentenza clamorosa. Riguarda circa 148.000 docenti precari inseriti nelle graduatorie.

“La sentenza della Corte di Giustizia rappresenta una pietra miliare nella lotta contro lo sfruttamento e la precarizzazione di tutti i rapporti di lavoro” – spiegano gli avvocati Walter Miceli e Fabio Ganci, tra i legali protagonisti della vertenza giudiziaria, promossa dal sindacato Anief.

“Vittoria,” – commentano a caldo gli avvocati monrealesi – “oggi, 26 novembre, in rue du Fort Niedergrünewald, Lussemburgo-Kirchberg, alle ore 9 e 30, la Corte di Giustizia Europea ha pronunciato una sentenza storica, che cambierà per sempre la politica del reclutamento dei docenti della scuola pubblica italiana. La Corte di Giustizia ha accertato la violazione della Direttiva CE del 1999 da parte dello Stato Italiano che, per oltre un decennio, ha illegittimamente imposto il rinnovo di contratti a tempo determinato per provvedere alla copertura di posti vacanti d’insegnamento, in assenza di qualsivoglia ragione oggettiva.
Le sentenze della Corte di Giustizia, sono vincolanti per i giudici nazionali.
Da oggi, con forza, possiamo affermare: c’è un Giudice a Lussemburgo”.

In questi ultimi anni sono stati migliaia i ricorsi depositati da parte di insegnanti e Ata, per vedere trasformato in contratto a tempo indeterminato il proprio contratto a termine ripetuto negli anni, nonché il risarcimento dei danni e la ricostruzione della carriera con conseguente corresponsione delle differenze stipendiali maturate e mai corrisposte. Molti processi sono in corso o sono stati già vinti in primo grado, alcuni sono definitivi. Altri ancora sono in appello. In tutti i casi di processo in corso i giudici avevano deciso di sospendere le cause in attesa della decisione Ue.

Con questa sentenza lo Stato sarà chiamato a pagare oltre 3 miliardi di euro di sanzioni per avere violato, come datore di lavoro, il “Principio comunitario di non discriminazione” tra lavoratori che svolgono le stesse mansioni. Ma dovrà versare anche una somma elevata ai tanti lavoratori della scuola che hanno chiesto di essere risarciti.

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