Il fascino dei “Promessi sposi” oggi a Monreale

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Araba Fenice desk

Monreale, 13 Novembre. Si è svolto oggi, a partire dalle ore 17.30 presso il complesso monumentale di San Gaetano a Monreale, il laboratorio di lettura espressiva “le avventure letterarie a spasso nella storia”, organizzato dall’associazione Mons Realis e tenuto dalla Prof.ssa Maria La Rosa.

La professoressa, dopo l’apertura dei lavori da parte di Enza Bruno, ha introdotto i brani tratti dai “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni che sarebbero stati letti durante l’evento, descrivendo anche la passione, professionale e personale, che da sempre la lega all’opera di Alessandro Manzoni.

“Mi innamorai di Manzoni a 15 anni sui banchi di scuola”, ha infatti esordito.

“Mi conquistava l’ironia pungente, sottile, che diveniva sarcasmo quando affrontava i temi storici.

Non ultimo, lo stile particolareggiato ed il lavoro speso, dato che Manzoni impiegò 20 anni a scrivere il romanzo stesso. Anni fa, sorse una questione in letteratura: Manzoni si, o Manzoni no era la domanda.

La salomonica risposta di Umberto Eco mi trova pienamente d’accordo: l’importante non è Manzoni si o Manzoni no, l’importante è come Manzoni.”

Nella sua lettura, che ha toccato elevate vette d’analisi testuale e concettuale, con continui riferimenti ai molteplici significati cui l’autore ha mirato nel suo ruolo di narratore, la professoressa La Rosa ha fatto rivivere le suggestioni del lavoro di Manzoni, con particolare riguardo al Capitolo XXXIV dei “Promessi Sposi”, cui appartenevano i brani scelti.

Il capitolo tratta del ritorno di Renzo nella Milano del 1630 invasa dalla peste .

Quello della peste viene descritto come un evento terribile, che nella versione romanzata assume valore metaforico, diviene “il sonno della ragione” che genera mostri: così, durante il capitolo, si incontrano i fenomeni della tortura, le figure dei monatti, degli untori, e non ultimo la storia della colonna infame.

Ma donde la scelta di leggere questi brani?

La risposta sembra essere insita nell’intento stesso del narratore. Manzoni ha infatti incentrato, contrariamente a quanto faceva usualmente, un intero capitolo ad una vicenda che temporalmente non dura che qualche ora. Questo perché il cammino di Renzo lungo Milano, l’attraversamento della città, diviene il suo percorso di mutamento, è il suo banco di prova, lo strumento di crescita non ultimo il viaggio che lo porta alla redenzione.

A chiudere l’evento, è intervenuto Angelo Granà, che ha sottolineato la necessità per la nostra città di ospitare eventi culturali di tal genere, momenti che aiutano ad “uscire dalla banalità del mondo quotidiano, eventi che fanno bene all’anima”.

In quest’ottica, l’invito, subito raccolto dalla Professoressa La Rosa, ad organizzare altri eventi del genere.

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