Centro di Prevenzione, Ascolto e Lotta alla Violenza di genere. Nascerà a Monreale

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Monreale, 11 novembre – Domani, mercoledì 12, alle ore 18,30 presso il circolo “Cultura Italia”, verranno consegnati gli attestati ai partecipanti al corso di formazione sui “Metodi e strumenti per contrastare la violenza di genere”

Il corso si è svolto nei mesi di marzo e aprile 2014, organizzato dall’Associazione “Pari e Dispari”, a favore del Centro di Prevenzione, Ascolto e Lotta alla Violenza “Lia Pipitone” ed in collaborazione con la cattedra di Psicologia di comunità dell’Università degli studi di Palermo.

Ne hanno preso parte nove professioniste monrealesi, con diverse competenze professionali nel campo giuridico, psicologico e socio-assistenziale: Sono Anna La Corte, dott.ssa in giurisprudenza, gli avvocati Rosaria Messina e Claudia La Sala, le assistenti sociali Angela Ganci, Valentina Alotta e Fortunata Farinella, le psicologhe Francesca Gullo, Maria Teresa Pupella e Liliana Grispino.

Il corso ha permesso alle professioniste di conseguire un valido titolo di operatrici, con il preciso intento di operare presso i Centri di Ascolto contro la violenza sulle donne. E, fatto molto importante, a breve anche a Monreale nascerà un centro, su locali resi disponibili dalla Curia. Il servizio sarà svolto a titolo gratuito e volontario.

Tale iniziativa nasceva grazie al contributo manifestato concretamente dall’Associazione “Donnattiva” di Monreale, in particolare del Presidente Dott.ssa Ina Modica, la quale nel mese di ottobre scorso firmava un protocollo d’intesa con l’Associazione “Mille Colori”, in cui si stabilivano già le premesse per l’apertura di un centro di Ascolto a Monreale, facente rete con il Centro di Prevenzione, Ascolto e Lotta alla Violenza “Lia Pipitone” di Palermo, la cui responsabile è Adriana Argento.

Ma chi è Lia Pipitone?

Lia, figlia del boss mafioso Antonio, vicino ai corleonesi, venne uccisa dal padre perché non si volle piegare alla sua volontà. Lia era una donna libera, non era una donna di mafia. La decisione di lasciare il marito, l’ultima di tante scelte indipendenti, fa infuriare il padre padrone che ordina di ucciderla. E’ il 23 settembre 1983. Lia aveva 25 anni e un figlio, Alessio Cordaro. Alessio, assieme al giornalista Salvo Palazzolo, ne raccontò la storia in un libro.

Oggi esiste in Sicilia una rete di “centri di Prevenzione, ascolto e lotta alla violenza Lia Pipitone”.

All’evento di domani saranno presenti anche Maria D’Andrea, coordinatore della rete regionale Lia Pipitone, e Alessio Cordaro.

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