Monreale si veste a nuovo. Novello italico ottimismo e qualche perplessità

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Si ripulisce la strada panoramica dalle sterpaglie, si ripuliscono storiche fontane settecentesche, piramidi simil Louvree, aiuole e piazze.

Una improvvisa e matta voglia di partecipare al restyling della nostra Città.

Una meraviglia, un miracolo reso possibile dalla visita del commissario inviato dall’UNESCO, “chiamato a valutare il possesso di tutti i requisiti previsti perché Monreale rientri a pieno titolo nella “World Heritage List“.”

In poche ore si fa, o si tenta di fare, quello che non si è riusciti a fare in anni e anni di incuria e strafottenza pressoché totale da parte di tutte le amministrazioni succedutesi al governo della Città.

Una vera meraviglia, un miracolo sicuramente degno di lode, che però non nasconde il sorgere di qualche elementare domanda da rivolgere a chi di politica e di amministrazione si occupa per mestiere:

Dove siete stati in tutti questi anni? Di cosa vi siete occupati? Quali importantissime attività vi hanno distolto dal fare quello che adesso vi affrettate a fare in così poche ore?

Perché avete lasciato morire una Città degna di entrare nella “World Heritage List“?

Quali sono stati e sono i vostri criteri nell’affidamento di un delicatissimo incarico come quello di Assessore alla Cultura? Chi sono stati questi assessori? E soprattutto, ci sono stati? E i consulenti?

Perché vedete, se li avete nominati, noi, uomini e donne di cultura, non ce ne siamo neanche accorti.

La prima risposta che mi viene è che questa improvvisa sollecitudine nel recupero del decoro della cittadina è la prova evidente della vostra inettitudine, della vostra mancanza di sensibilità artistica, culturale e civica e dunque politica, del vostro disinteresse assoluto per l’immenso patrimonio artistico che abbiamo ereditato da uomini del passato che vi sovrastano come giganti (in verità non dovrei neanche azzardare il paragone).

Ma tant’è che adesso, in un’epoca in cui non ci resta che la voglia di sognare, affettuosamente mi si consiglia di essere ottimista, di guardare con positività al futuro di questa nazione e della nostra amata cittadina, e io quasi quasi, stanco delle mie stesse lamentele aderisco, indosso la casacca del novello ottimismo italico e brindo al futuro radioso dell’Italia intera e di Monreale.

E però, mentre indosso queste nuove ottimistiche vesti, qualcosa torna a non convincermi del rapporto tra politica e cultura, a turbare il mio nuovo abito mentale; e mi tornano alla mente le parole dello storico italiano Asor Rosa, a proposito dell’incompiutezza italiana e della mancata saldatura tra cultura e politica:

«Ci sono stati due momenti in cui la saldatura, sia pure entro certi limiti, si è verificata: Il Risorgimento e la Resistenza. Ma affinché questo accadesse, c’è voluta la contemporanea presenza di due fattori rari e indispensabili: un forte ceto politico e una forte classe intellettuale, e la loro conseguente alleanza verso obiettivi comuni, talvolta nella sostanza diversi, ma in tale prospettiva agiti come armonici […] In Italia la normalità produce mediocrità e la mediocrità produce decadenza. E nella decadenza il potere passa o resta più facilmente nelle mani dei non italiani (Per Asor Rosa gli italiani sono coloro che vogliono fondere l’identità culturale e l’identità nazionale, la cultura e la politica, e a questo fine si battono; i non italiani sono quelli ai quali nulla importa di meno che raggiungere tali obiettivi – N.d.R.); e i non italiani contagiano più facilmente gli italiani.

Oggi che il governo del paese è nelle mani dei non italiani, e non c’è un forte ceto politico, e non c’è una forte classe intellettuale, bisognerà lavorare sodo e a lungo, e con grande pazienza, perché, diversamente dal passato, questa maggioranza torni a essere, e per le vie normali, una maggioranza di italiani».

Davide Matera

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