“Percorsi di libertà”. Come contrastare la violenza sulle donne

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Il corso, prima grande occasione di formazione nella nostra isola, è rivolto agli insegnanti della Sicilia occidentale (PA, CL, EN, TP) ed ha l’obiettivo di “rendere impensabile” la violenza contro le donne, fenomeno che attraversa tutte le fasce d’età, le culture, le classi, i livelli d’istruzione e di reddito e che è, oggi, una questione culturale e politica divenuta emergenza sociale, un problema che riguarda la qualità del rapporto fra uomini e donne, l’asimmetria della loro posizione nella società e nella cultura.

Nell’attuale situazione di emergenza, in cui il fenomeno del femminicidio è una triste e quotidiana realtà, viene riconosciuto alla scuola un ruolo fondamentale nell’educare e orientare le giovani generazioni ad un’etica di rispetto dell’altro, fondamento per una responsabile convivenza civile. Una formazione specifica degli insegnanti in questo ambito rappresenta, dunque, un fattore strategico per produrre cambiamento negli atteggiamenti e nei comportamenti delle ragazze e dei ragazzi mirando a promuovere la consapevolezza che si debbano prendere le distanze da un modello educativo che è stato presentato come universale, ma che è maschile.

Il percorso formativo è stato presentato da Mariella Pasinati del “Gruppo di Progetto” e responsabile della Biblioteca delle donne UDIPALERMO.

Esso si svilupperà in due anni di formazione e sarà indirizzato alla conoscenza del fenomeno e alla presa di coscienza in un’ottica consapevole della differenza sessuale che vada oltre l’emergenza, oltre la violenza per un pensiero maschile e femminile costruttivo e consapevole.

Maria Concetta Sala, passando per la linguistica l’antropologia e la sociologia, ha trattato il concetto di stereotipo – che i bambini accolgono da “autorità cognitive” quali la mamma e la maestra – senza fermarsi agli aspetti più eclatanti come quelli che confermano lo stereotipo della donna “fragile” o che incarna valori che vanno al di là di sé, come simbolo di qualcosa d’altro che troviamo in molti manifesti e spot pubblicitari.

“Bisogna trovare le strategie per rendere impensabile la violenza e parlare di equità piuttosto che di parità. Dobbiamo muoverci nella libertà non segnati dalle caratteristiche di sesso, con la capacità di esprimersi senza stereotipi, ma nel ‘rischio della libertà’. Non cerchiamo un neutro, ma bisogna muoversi senza modalità definite, come soggetti consapevoli del punto in cui si è. Non si tratterà di esprimersi con una nuova pedanteria, ma creativamente, contro il sapere falsamente neutro della cultura e per l’inviolabilità del corpo femminile che equivale alla inviolabilità delle menti, per agire una scelta di libertà”, ha affermato Maria Concetta Sala,insegnante di Lettere e collaboratrice della Biblioteca delle donne dell’UDI.

Maria Luisa Altomonte, dirigente generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, intervenuta per la presentazione del corso, ha parlato del femminicidio come fenomeno storico, sociale e culturale, “in un tempo di diritti e di uguaglianza, ma in un Paese in cui la ‘superiorità dell’uomo sulla donna’ risulta ancora indiscussa e il senso di proprietà nei rapporti d’amore è un ‘portato culturale atavico’. La cultura tutta e molti libri di testo concordano sulla superiorità dell’uomo e sulla subalternità della donna che risulta ancillare nei confronti dell’uomo”, ha affermato la Altomonte, “ci vuole una politica di ascolto sia formale che individuale delle donne in difficoltà, ma anche un intervento di tipo culturale ed educativo che può fare bene la scuola, evidenziando gli errori e le conseguenze, in termini di violenza, che la cultura ha prodotto nei confronti della donna”.

Abbiamo chiesto a Maria Luisa Altomonte: In che termini ritiene che questo corso possa avere una ricaduta sul territorio?

“Cambiare punto di vista, educare sentimentalmente i giovani, cambiare la mentalità, non solo delle donne, ma anche degli uomini, avere rispetto per se stesse e reagire ad ogni forma di prevaricazione” saranno i risultati che ci si aspetta di raggiungere”.

NB. solo un uomo era presente al corso e sono tre le insegnanti per i tre ordini di scuola di Monreale che hanno partecipato.

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