“Monreale ancora senza un piano comunale anticorruzione”

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Vittorio Di Salvo, candidato alle primarie del PD, entra nel merito della mancata applicazione del codice Vigna nel comune di Monreale. Il tema è stato affrontato più volte anche dalla CISL Funzione Pubblica.

L’unico movimento disposto finora ha riguardato il geom. Arcidiacono del settore urbanistico. Una disposizione che ha lasciato un lungo strascico di polemiche. Di Salvo approfondisce il contenuto della legge n. 190/2012, accusando il comune di esserne ancora inadempiente.

A più di 10 mesi dall’entrata in vigore delle Legge n. 190/2012 recante disposizioni per la prevenzione e le repressione della corruzione e dell’illegalità nella Pubblica Amministrazione, il Comune di Monreale risulta ancora una volta inadempiente.

Con la Legge anticorruzione sono stati introdotti numerosi strumenti per la prevenzione e la repressione del fenomeno corruttivo nella Pubblica Amministrazione. In particolare, le Amministrazioni locali erano tenute ad adottare il piano anticorruzione entro il 31.03.2013. Il termine dell’approvazione, anche se solo ordinatorio, conferma l’obbligo di redigere l’atto programmatico in tempi celeri. Il piano anticorruzione comunale deve essere approvato dall’organo d’indirizzo politico, su proposta del Responsabile della Prevenzione della Corruzione, che la legge individua nel Segretario Comunale (o altro Dirigente motivamente nominato in alternativa). Il Responsabile deve esperire le procedure per formare e selezionare i dipendenti destinati ad operare nei settori particolarmente esposti alla corruzione, come ad esempio il settore Lavori Pubblici e Urbanistica, ed eventualmente prevedendo la rotazione delle competenze, proprio per evitare fenomi corruttivi. La mancata nomina è molto grave perché inerisce anche ad  altre competenze all’interno dell’Ente. Infatti, il D.Lgs. n.33 del 14.03.2013, nel rafforzare i principi di trasparenza nell’attività delle pubbliche amministrazioni, ha introdotto anche la figura del Responsabile per la Trasparenza, stabilendo che questo coincida con il Responsabile della Prevenzione dell Corruzione.

La legge anticorruzione non fissa nuove regole di legalità, ma si preoccupa di farle rispettare. Essa, per la prima volta, è indirizzata agli uffici. L’indicazione delle materie e settori particolarmente esposti alla corruzione, oltre ad essere fissata in alcune ipotesi dalla legge in modo tassativo, è rimessa alla valutazione ponderata dei dirigenti che potranno in tal modo adeguare il piano alla realtà del proprio Ente. Nel piano s’instaura un rapporto diretto tra cittadino e Comune; egli controlla l’iter istruttorio del proprio procedimento amministrativo e le decisioni assunte dall’Ente, tramite i dati pubblicati nel sito web istituzionale. La tracciabilità del procedimento amministrativo costituisce un obbligo del piano come anche la digitalizzazione dello stesso e l’utilizzo della posta elettronica certificata, gli uffici che non devono più utilizzare la carta per scriversi tra loro.

I Dirigenti monitoreranno l’attuazione del piano, verificando il rispetto dei termini e l’utilizzo della posta elettronica quale metodo di dialogo con i cittadini; analizzeranno le attività a rischio corruzione; e diventano artefici del controllo di gestione, nel senso di proporre i procedimenti ( obiettivi e indicatori); propongono la formazione dei propri dipendenti; e soprattutto controllano se sono commessi illeciti ed applicano le sanzioni.

Il Piano Anticorruzione non deve essere solo un adempimento normativo, ma anche e soprattutto uno strumento per qualificare l’Amministrazione Comunale e renderla una volta e per tutte un’istituzione assolutamente trasparente dedita al perseguimento dell’interesse collettivo, alla tutela del bene comune e dei diritti dei cittadini.”

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