Troades: il teatro diventa un’esperienza di vita

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Da diversi anni la scuola propone agli studenti il Laboratorio di Dramma Antico, realizzato grazie all’impegno della professoressa Antonella Casciolo e alla collaborazione degli esperti registi citati.

Il laboratorio propone la conoscenza della storia del teatro e delle tecniche teatrali che stimolano i ragazzi ad un approccio diretto con il palcoscenico. Lo scopo del progetto è quello che fare scoprire ai giovani il teatro, le sue origini, la sua evoluzione, le emozioni che esso suscita a chi lo vive in prima persona (attore) e a chi lo osserva vivere (spettatore). Non ci si limita solamente ad un obiettivo puramente didattico; per la maggior parte dei ragazzi diventa uno scontro aperto contro se stessi, contro le proprie paure, contro i propri punti deboli, contro tutto ciò che gli adolescenti tendono a tenere nascosto. È una lotta contro le maschere che oscurano e uniformano, è uno scoprire che la maschera non deve nascondere, deve rivelare.

Il teatro diventa così un’esperienza di vita. Mettersi in gioco, scavare a fondo dentro di sé, scoprire e affrontare il proprio io, averne controllo, avere fiducia in se stessi, nelle proprie capacità e negli altri sono lezioni che vanno oltre la semplice rappresentazione teatrale. Salire sul palcoscenico è affrontare la vita, armarsi di coraggio e riuscire nel proprio obiettivo, accettando le critiche e facendole diventare strumento per migliorarsi. Tutto ciò richiede un lavoro duro e faticoso, enormi sacrifici, molta pazienza, tutte condizioni che Maurizio Vitale, Rosalia Iacona e Antonella Casciolo hanno accettato credendo fortemente nel loro operato, trasmettendo ai loro allievi l’amore e la passione per l’arte e la forza di lottare contro chi cerca di frenarli.

La realizzazione dello spettacolo Troades è l’atto finale del percorso compiuto da quindici ragazzi che, grazie all’aiuto degli esperti, hanno saputo tirar fuori se stessi e portarsi su un palco, pronti ad affrontare critiche, discussioni, disapprovazioni, pronti a cadere per rialzarsi e dar vita a una messa in scena teatrale piena di sentimento.

L’opera tratta delle principesse troiane che perdono tutto ciò che amano, in seguito alla guerra, il dolore che ognuna di loro vive diventa il dolore di tutte. Sono donne distrutte cui è stato tolto il proprio mondo, costrette ad affrontarne uno nuovo con una nuova condizione sociale, donne cui sembra essere impedito di provare dolore, donne che lasciano il proprio cuore lì dove era la loro casa, donne che diventano schiave ma non perdono la proprio dignità, costrette ad accettare il loro destino, crollano ma devono avere la forza di rialzarsi. Un tema sempre attuale che riguarda ogni tempo e ogni situazione, proprio a simboleggiare che il teatro per la sua intrinseca sostanza è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività.

Qui di seguito si allega il comunicato stampa ufficiale.

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Troades

(Le Troiane di Euripide e Seneca)

Introduzione al testo

Il testo scelto per questa rappresentazione vede traduzione e drammatizzazione con un carattere meno aulico ovvero non già perché più vicino al testo utilizzato nelle rappresentazioni classiche a Siracusa, bensì perché più adatto ad una collocazione della messa in scena in un tempo non classico. O meglio in un “non tempo” in una dimensione altra che vede il dramma della guerra e delle donne vittime della guerra e sempre dominate dal lato maschile del mondo, vivo ai giorni nostri come in epoca pre ellenistica. Troades sia come terzo atto di una trilogia (i primi due atti: Baccanti e Antigoni) che diventa racconto epico della donna e della sua condizione, sia come atto di denuncia della guerra e delle sue vittime, le donne, che arrivano a interrogarsi come nel dialogo tra Ecuba e Andromaca, se la condizione più alta possa definirsi la morte e quindi a chiedersi se morire non sia meglio di vivere e sopravvivere agli orrori.

Note di regia

Un gruppo di donne attende la propria sorte. Vittime di guerra hanno perso tutto e ora marchiate dal marchio dell’infamia, una fascia sul braccio con stampato un codice a barre che le identifica come “merce”, attendono di essere destinate e usate dai nuovi padroni i vincitori. Queste donne le Troiane raccontate da Seneca e Euripide attendono la loro sorte ora che sono state strappate ai loro affetti e alla loro terra, attendono la loro destinazione e si interrogano sul proprio destino. In una messa in scena complessa che vede i ruoli dei personaggi principali fusi nel coro a dimostrare che il destino di una è comunque il destino di molte le donne, padrone dello spazio scenico, fortemente claustrofobico dato che è l’unico spazio loro concesso dai Greci vincitori, si fanno da parte e lo abbandonano relegandosi su un lato ogni qualvolta appare un Greco, sia esso Taltibio o Menelao. Si riapproprieranno definitivamente di tutto lo spazio quando morto Astianatte e finalmente decisa e annunciata la loro sorte un peplo funebre avvolgerà i volti e legherà ogni donna al proprio lutto e al lutto di ognuna. Proprio questo lutto darà il via ad un movimento ciclico che ricorda l’inferno nel suo ripetersi all’infinito ma soprattutto ricorda che quanto accaduto si ripete, senza soluzione di continuità immutevole nel tempo.

Sempre in scena, vestite con abiti che riportano ad una guerra post moderna che deve ancora verificarsi, immerse nelle sonorità astratte di Berio e di Penderecky per citarne alcuni e in percussioni suonate dal vivo, le donne di Troia usano il proprio corpo per comunicare. Comunicano con il movimento l’azione scenica, con i suoni prodotti usando il corpo come strumento. Azione concettuale che non vuole essere autoflagellazione ma citazione dello strapparsi i capelli e graffiarsi le guance delle donne Greche, nenia funebre, sofferenza palesata, disperazione. Una messa in scena di ricerca contemporanea dove il gesto e l’azione scenica si appropriano della stessa dignità di rappresentazione del testo e della parola. Ed’è proprio la dignità che le donne di Troia non accettano di perdere, sconfitte private di tutto anche del diritto di seppellire i propri figli come accade per Ecuba e Andromaca restano unite, soffrono ognuna il dolore delle altre come fosse il proprio, trasformando la vittoria dei Greci in una sconfitta.

Locandina Troades - Monreale 27 9 2013

 

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