La mafia punta all’affare della droga, 8 arresti

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Una vera e propria droga-farm è quella scoperta dai Carabinieri di Monreale, fra San Giuseppe Jato e Camporeale, realizzata dai nuovi boss di Cosa Nostra. I compiti erano ben stabiliti: l’addetto all’irrigazione, l’addetto alla potatura, al concime e alla raccolta. C’era chi si occupava della lavorazione e altri del trasporto. Era una vera e propria fattoria quella che i padrini di Cosa nostra avevano realizzato nel cuore della provincia palermitana. La produzione era davvero particolare, seimila piante di cannabis.

Quello che emerge dalle indagini, condotte anche con l’ausilio delle intercettazioni, è che i boss si erano appropriati di un fondo agricolo appartenente ad una donna.

Stanotte sono scattate le manette per 8 persone al termine delle indagini coordinate dai procuratori aggiunti Principato e Teresi e dai sostituti Del Bene, Demontis, Barbiera e Paci.

“Era una vera e propria azienda quella impiantata dagli indagati”, dichiara il tenente colonnello Pierluigi Solazzo a Repubblica, comandante del Gruppo di Monreale: “Ognuno aveva un ruolo ben definito. E così l’organizzazione mafiosa puntava a finanziarsi. Fidando del muro di omertà di chi abitava attorno a questa azienda della droga”.

All’inizio il clan guidato da Antonino Sciortino era partito con grandi ambizioni: la prima piantagione, in contrada Argivocalotto a Monreale, contava infatti oltre seimila piante e alla sua realizzazione parteciparono i maggiori esponenti delle famiglie mafiose. Poi, per paura che potessero essere scoperti, i picciotti decisero di spostare gli arbusti e di creare delle piantagioni più piccole e quindi più difficili da individuare per le forze dell’ordine e più facili da gestire per l’organizzazione.
Due di queste sono state individuate esattamente un anno fa: una (il 4 agosto 2012) in località Tagliavia e una in contrada Monte Petroso, agro di Camporeale.

Sono stati sequestrati 50 chili di marijuana: con questa quantità di droga i boss avrebbero potuto ricavare 50.000 dosi, ognuna da vendere sul mercato a 7-8 euro.

Dalle indagini traspare inoltre che i mafiosi individuati dal nucleo Investigativo diretto dal maggiore Mauro Carrozzo farebbero parte del “Supermandamento” di Antonino Sciortino, allevatore di Camporeale tornato in libertà nel 2011, che era stato scelto dai rappresentanti storici del governo di Cosa nostra ancora in carcere come il “Super saggio” che avrebbe dovuto riformare l’organizzazione mafiosa. Nel mese di aprile scorso, è stato arrestato dai carabinieri con altre 37 persone. Fra gli arrestati c’è il cugino del pentito Balduccio Di Maggio. 

I Nomi degli arrestati
Giovanni Battaglia, 28 anni, nato ad Alcamo ma residente a Camporeale; Baldassarre Di Maggio, 34 anni, di San Giuseppe Jato; Pietro Ficarrotta, 44 anni, nato a Platania (Cz) e residente a San Cipirello; Raimondo Liotta, 47 anni, di Camporeale; Salvatore Lo Voi, 34 anni oggi, di San Giuseppe Jato; Giuseppe Mulè, 31 anni, di San Cipirello; Antonino Parrino, 42 anni, di San Giuseppe Jato e Rosario Parrino, 29 anni, di San Cipirello.

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