Filo Diretto: il GIP archivia la denuncia per diffamazione

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La notizia risale ad Aprile di quest’anno, ma abbiamo aspettato di leggere le motivazioni del GIP prima di parlarne.

Il fatto. La sig.ra Lea Giangrande l’8 febbraio 2012 presentò una denuncia per reato di diffamazione nei confronti di Luigi Gullo, direttore editoriale della presente testata e autore di un articolo giornalistico che la riguardava, e nei confronti di Maria Daniela Miceli, allora Presidente del circolo monrealese dell’Italia dei Valori, per una dichiarazione rilasciata nell’articolo in oggetto.

Ricordiamo che pochi mesi prima, e precisamente nel dicembre 2011, alla sig.ra Giangrande, in qualità di legale rappresentante dell’ATO PA2, era stata inflitta una sanzione penale pari a 4 mesi di arresto e a 4.000 euro di ammenda.

La Giangrande ritenne di essere stata danneggiata da un errore commesso nell’articolo, pubblicato nei primi giorni di gennaio 2012 sul mensile Filo Diretto, nel quale si riportava una condanna a suo carico di 4 anni, invece di 4 mesi, e da una dichiarazione della Miceli che indicava la Giangrande condannata in quanto “penalmente responsabile di disastro ambientale”.

Sul successivo numero di Febbraio la redazione di Filo Diretto provvedeva a rettificare quanto riportato indicando la condanna corretta, e chiedendo le dovute scuse alla Giangrande per l’errore commesso. Ma questo non era sembrato sufficiente alla signora, che aveva deciso di procedere comunque con la denuncia. E alla denuncia aveva fatto seguito una richiesta di 100.000 € di risarcimento per il danno subito, promossa dal legale di fiducia della Giangrande, l’avvocato Francesco Pepe, rivolta a me, alla dott.ssa Maria Daniela Miceli e al giornalista Alex Corlazzoli, direttore responsabile di Filo Diretto. Un risarcimento per ottenere “il ristoro di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti”.

Il PM, dr. Salvatore Leopardi, incaricato dal GIP, dr. Michele Alajmo, di avviare l’indagine, chiedeva a luglio 2012 l’archiviazione del caso, rilevato che “alla luce della medesima prospettazione dei fatti rassegnata dall’esponente, della documentazione dallo stesso allegata e dei successivi atti compiuti dalla polizia giudiziaria, nessuna delle ipotesi di reato originariamente segnalate appaiono in concreto configurabili, né sul piano oggettivo, né tantomeno sul piano soggettivo”.

L’avv. Botta, nominato dalla parte offesa, respingeva la richiesta di archiviazione, chiedendo la prosecuzione delle indagini preliminari.

Nell’aprile 2013, infine, il GIP, dr. Michele Alajmo, ha deciso di accogliere definitivamente la richiesta di archiviazione del P. M..

Nelle motivazioni della disposizione di archiviazione, da poco pervenuteci, il GIP motiva la sua decisione dichiarando che “l’iscrizione a carico degli indagati appare frutto evidente della strumentalizzazione – in occasione della vicenda giudiziaria che ha fatto registrare la condanna della querelante per reati in materia ambientale, e precisamente la materia disciplinata dalla legge n. 152/2006 – dell’errore commesso dalla testata giornalistica Filo Diretto, diretta dal Gullo, in cui è riportata in modo inesatto la condanna riportata dalla odierna p.o., indicata in anni quattro, anziché mesi quattro, ed euro 4000 di ammenda. Si tratta, peraltro, di inesattezza che il giornale ha provveduto a rettificare nel febbraio 2012, così reintegrando il patrimonio morale della p.o. identificabile nel diritto alla esposizione corretta dell’informazione in conformità del principio di verità. Per quanto riguarda la Miceli Maria Daniela, la condotta che è contestata dalla p.o. opponente, sarebbe consistita nel commento e nella dichiarazione rilasciati al direttore dello stesso giornale, Luigi Gullo in esito al processo della Giangrande, secondo cui quest’ultima era stata condannata perché responsabile di disastro ambientale. Non è ravvisabile in siffatta dichiarazione alcuna intenzione criminosa in danno alla querelante, alla luce dei reati che sono stati giudicati con la sentenza del Tribunale di Palermo del 19/12/2011 e del contesto motivazionale nel quale le imputazioni sono state valutate, né emerge alcun “gravissimo travisamento” dolosamente ordito per ledere oltremodo l’immagine della condannata. Deve essere pertanto accolta la richiesta di archiviazione del P M.

P. Q. M., Visti gli artt. 405 e segg c.p.p., 125 disp att. c.p.p. dispone archiviarsi la notizia criminis e restituirsi gli atti al P. M.”.

Il reato non sussiste.

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