Benedetto Anselmo in “Riflessioni, biografia poetica”

0
Immobiliare Max

 

Partiamo dal titolo, biografia poetica: quanta vita c’è nelle poesie?

Abbastanza. Ogni poesia è frutto di esperienza di vita, vissuta in prima battuta o da persone a me care.

Per esempio, “Sogno di un handicappato” è una dichiarazione personale, mentre “stasira sugnu filici” è dedicata ad un amico che non c’è più.

L’immagine di copertina, però, con maschere e palcoscenico, appare in contrasto con la sincerità dei racconti poetici…

E’ stata scelta con l’aiuto di una ragazza che ha voluto sottolineare, con queste immagini, la mia esperienza teatrale trentennale con le compagnie Tema e l’ex compagnia kappa adesso le forfici.

Quali sono le sue poesie preferite?

Se ne dovessi scegliere una direi “Amore di mamma” perché esprime tutto l’amore possibile che racchiude la relazione madre-figlio; è una poesia che parla al cuore, descrive un sentimento vero, puro, pulito.

Ad oggi colgo una grande difficoltà nell’uomo ad esprimere i propri sentimenti.

Si dà per scontato che ci si vuole bene senza avere cura di dimostrarlo.

Mi pare che oggi il rapporto madre-figlio stia subendo una trasformazione culturale tale che ha perso il fascino originario.

Un’altra poesia che mi sta a cuore è “Sogno di un handicappato” in cui ho voluto porre in evidenza che non esistono diversità tra i sogni, i desideri, le voglie e le esigenze relazionali  di un ragazzo diversamente abile e uno normodotato.

E lo stesso messaggio ho cercato di trasmetterlo attraverso la poesia “Agonia e morte di un drogato” dove il soggetto emarginato non è altro che un uomo solo come tanti.

 

Cosa la spinge a scrivere?

A volte me lo chiedo pure io.

Credo sia la voglia di descrivere tratti di vita.

 

Cos’è la vita?

Un grande enigma, un cumulo di sentimenti.

Ricevi tutte le news

Potrebbe piacerti anche

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.