Intervista a Patrizia Roccamatisi, neodirigente del Mattarella

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Patrizia Roccamatisi comincia a lavorare nel 1994 come insegnante di scuola primaria, abilitata con concorso ordinario. Sposata, con tre figli, matura l’idea di continuare gli studi e comincia a frequentare l’università cercando di coniugare entrambe le cose.

“Certo non é stato molto facile, afferma, coniugare lo studio con la gestione di una famiglia,  ma spesso il desiderio di andare avanti e un pizzico di ambizione, mi hanno fatto superare ostacoli che sembrano essere insormontabili, ma che, in realtà, con qualche sacrificio, non lo sono affatto”.

Dal ’94 comincia la sua carriera lavorativa presso la scuola primaria di San Martino dove espleta il suo primo anno di esperienza in campo.

“Ricordo quell’anno come uno degli anni più interessanti della mia vita a livello lavorativo, perché dopo il primo impatto di solitudine, mi ritrovai accanto persone, colleghe, oggi ancora amiche, con cui ho condiviso esperienze significanti di un primo momento difficile di lavoro”.

La sua professione da docente é continuata presso il II Circolo di Monreale e terminata infine presso la D.D. P.Novelli. Nel 2005, proprio per quel pizzico di ambizione positiva che l’ha sempre caratterizzata, insieme a molta tenacia, partecipa a una selezione per esami e titoli per ricercatore presso l’IRRE Sicilia,

diventato poi Ansas e ancora, dopo, INDIRE.

Qui rimane per sette anni, collocata fuori ruolo dalla scuola, fino al 2012, dove svolge attività di aggiornamento, innovazione didattica e ricerca con docenti e scuole di ogni ordine e grado della regione Sicilia.

“Questo é stato un periodo molto formativo soprattutto perché, da docente spesso é difficile coniugare l’aggiornamento e la formazione con il lavoro quotidiano della classe. In questi sette anni ho avuto la fortuna di ricevere formazione da persone qualificate e incontrare tanti docenti con cui sperimentare nuovi percorsi innovativi e metodologici. Esperienza interessante é stata soprattutto quella di aver collaborato con altre regioni al mandato del Miur e di collaudare quelle che oggi sono le Nuove Linee guida per l’orientamento, sperimentate dal 2006 al 2008 e pubblicate nel 2009.

Ultima esperienza, ancora più significativa, ma molto estenuante, il concorso cui ho deciso di partecipare nel 2011, il concorso per esami, titoli e test preselettivo per Dirigente scolastico.

Non volli fare quello precedente del 2004, perché ero da poco arrivata in IRRE e volevo fare un passo alla volta, consapevole che più passi insieme spesso rischiano di farti inciampare. Così misi da parte mentalmente l’idea di poter diventare Dirigente Scolastico, prefiggendomi però di partecipare a un prossimo concorso.

Eccomi oggi qui, alla guida di una scuola, e ritornando alla solitudine del mio primo incarico di docente, penso adesso di sentirmi ancora più sola!

Ancor più di prima, penso di dover attraversare da sola – nonostante il sostegno dello staff che mi affiancherà – una strada non asfaltata, accidentata e piena di ostacoli che comunque mi motiverà e mi stimolerà ad andare avanti, riuscendo alla fine del mio primo anno di incarico a poter vedere un’altra immagine, una strada con qualche cespuglio di fiori e verde rigoglioso”

Le abbiamo chiesto di associare un’immagine alla scuola

“Se dovessi associare un’immagine alla scuola potrei sceglierne tante, ma quella che per me le si avvicina di più é rappresentata da una matrioska, un caratteristico insieme di bambole, composto da tanti pezzi, ognuno dei quali è inseribile in un formato più grande. La matrioska più grande rappresenta la scuola, ma dentro essa troviamo tanti mondi, a volte inseribili, a volte difficili da impilare uno dentro l’altro: mondi fatti di persone, tutte diverse tra loro, ma che lavorano, operano e interagiscono per obiettivi comuni.

Uno dei pezzi é il territorio che non può rimanere avulso da quello che é il pezzo più grande della matrioska, la scuola. Una scuola e un territorio che non interagiscono e non creano sinergie non possono far crescere gli unici destinatari del successo formativo che sono i nostri alunni.

E a questo proposito non può mancare anche un pizzico di creatività. Un dirigente scolastico deve anche dare sfogo alla creatività, alla passione per ciò che la scuola può dare, e non solo alla burocrazia.

Cosa cambierebbe e cosa le piace nella scuola pubblica?

Credo che occorrerebbe riflettere molto seriamente e attentamente per decidere cosa cambiare e, soprattutto, come cambiare.

Ci sarebbero molte cose da modificare: in primis occorrerebbe ripensare le modalità di apprendimento degli alunni; più finanziamenti per la formazione dei docenti; più retribuzione per i docenti; più innovazione didattica e metodologica per gli insegnanti; meno riforme e più concretezza.

Buono, mi sembra il funzionamento del segmento di base di istruzione, mi riferisco soprattutto alla scuola dell’infanzia e alla scuola primaria.

Come la pensa a proposito della laicità della scuola pubblica? E mi riferisco alle pratiche consolidate che riguardano benedizioni, visite pastorali, messe, precetti pasquali e attività di beneficenza a favore della Chiesa?

Ogni persona deve avere, nel suo campo, libertà di azione.

Credo che una risposta esaustiva possa essere data citando alcuni articoli della nostra Costituzione.

In particolare l’art. 3 che proclama la pari dignità sociale di tutti i cittadini e l’eguaglianza di fronte alla legge; l’art. 19 che proclama il diritto di tutti di professare liberamente la propria fede religiosa e l’art. 8 che sancisce l’uguale libertà di tutte le confessioni religiose.

La laicità, pertanto, é cultura del riconoscimento dell’altro, delle differenze e delle diversità e tale cultura non può che essere a fondamento della scuola, una scuola dove tutti siamo chiamati a vivere in una dimensione pluralista e interculturale.

Molte scuole monrealesi operano in quartieri culturalmente degradati e Monreale ha un alto tasso di microcriminalità e di dispersione scolastica, quali sono i primi interventi che pensa di attuare per agire efficacemente su questo versante, visto che a Monreale non c’è più la sede dell’Osservatorio sulla dispersione scolastica?

Questa é una domanda a cui non penso di poter rispondere in maniera frettolosa, soprattutto perché mi insedierò nel mio nuovo ruolo il 2 settembre. Interventi da attuare sicuramente ce ne saranno tanti ma prima devo conoscere il territorio in cui opererò, osservare, ascoltare più interlocutori possibili, riflettere per poter avviare un possibile cambiamento e poter modificare pian piano una realtà organizzativa che già esiste. Valutare situazioni, leggere processi e dinamiche e potere intervenire richiede tempo e conoscenza

Magari questa domanda me la riproporrà tra qualche mese.

La situazione scolastica del Mattarella è molto delicata. A Pioppo il preside Fundarò aveva avallato la decisione del sindaco di rinnovare il contratto di affitto per il vecchio edificio che ospitava la scuola primaria, ma che non è idonea ad ospitare bambini di primaria e infanzia a causa dei bagni a norma solo per la media che già ha una sede, come pensa di affrontare questo argomento? E come pensa di affrontare la situazione che riguarda la scuola materna di via Polizzi, di cui conoscerà la storia? E Villaciambra, dove i bambini di quarta e quinta sono ospiti in un vecchio edificio in cui due classi devono condividere un’aula separata da un muro con la serranda in comune?

Anche a questa domanda risponderò collegandomi alla precedente. Non mi sono ancora insediata per cui non conosco le realtà, le situazioni strutturali di Villaciambra e della scuola dell’infanzia di via Polizzi. Ciò che so, l’ho letto tramite i quotidiani, ma non mi sento di dare risposte in merito.

Da lunedì, secondo priorità di cui ho già una scaletta personale, andrò a visitare queste strutture e valuterò le condizioni delicate poste nella domanda.

Su quale argomento centrerà il suo primo discorso di presentazione al collegio docenti?

Qualche giorno fa, frequentando un corso di formazione propedeutico all’inizio del mio nuovo incarico, mi hanno consegnato una cartella con del materiale.

La prima scritta che balzò ai miei occhi è stata: “Buongiorno… sono il Dirigente Scolastico… Ora, che fare?”

E questa domanda echeggia nella mia testa da allora!

Come altri colleghi che in questo lavoro mi hanno preceduta, tutti hanno cominciato, in un modo o in un altro e tutti, certamente, hanno trovato la loro giusta dimensione per agire. Sicuramente mi presenterò, racconterò la mia esperienza, cercherò di costruire insieme ai docenti la mia idea di scuola che é quella di portare avanti i loro bisogni fondamentali, che poi si traducono in bisogni fondamentali e specifici per gli alunni, per creare una comunità educante, accostandoci a un modello culturale di scuola che superi la rigidità dei saperi e delle discipline e che crei sapere interdisciplinare.

Il mio progetto di scuola é naturalmente correlato a una analisi dei dati della scuola, del contesto, del suo modo di essere scuola, del suo modo di agire. Senza questi dati che rappresentano la struttura portante della scuola non può esserci un progetto reale ma solo un’idea!

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