U sfinciuni democratico

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Le discussioni sono a perdere, si aprono delle vere e proprie tavole rotonde ma il compromesso, per fortuna, arriva prima che vengano sfoderati i “Cutedda”: né troppo unciu né troppu siccu, na vota nu manciamu cavuru e na vota nu manciamu friddu, menza tigghia si conza ca sarda e menza senza … questo è il vero principio della democrazia!
“Apprima avutru chi democrazia, c’era a dittatura, si facia e comu si facia era bonu, si t’appitia tu manciavi, siddu un t’appitia ti stavi diunu.

Ma appitia, appitia a tutti picchi a di tempi u pitittu era forti!
“A bon’armuzza da nonna u facia ogni vota, ca ni nni javamu ncampagna a fari u pani nto furno chi ligna, siccome era na fimmina fantasiusa, u facia a du ssola (due strati). U ‘nfurnava nsemmula o pani e quannu ci facia a prima affacciata nto furnu, sfurnava u sfinciuni, e du sciavuru facia grapiri u pitittu a tutta a famigghia, puru a bon’armuzza du nonnu chi era anticchia schipitignusu, (a chiddu ci aviavu a ddari a manciari sulu pasta chi piseddi) si ni manciava un beddu pezzu” !Ingredienti per una teglia 40×29 cmImpasto:
½ kg di farina di grano duro rimacinato;
20 g. di lievito di birra;
4 cucchiai da tavola di olio extra vergine d’oliva;
1 cucchiaio da tavola di zucchero;
un pizzico di sale
acqua tiepida, q.b.Sugo:
1 lt di passata di pomodoro;
due cipolle “beddi sciacquati”
olio q.b.
sale;
pepe.Inoltre:
per i seguenti ingredienti le dosi sono variabili a seconda dei gusti
cacio cavallo semi – stagionato a pezzetti;
cacio cavallo grattugiato;
sarda salata fatta a pezzetti minutissimi;
origano;
pangrattato.Per realizzare una buona teglia di “sfinciuni” in primis e di preciso, dovendo andare al lavoro, “ca matinata” preparo la sua salsa che poi lascio alle amorevoli attenzioni di mia madre, che pensa ad “arriminarla” finchè non arriva a cottura. Che non si pensi che sia un momento di poesia…Anzi!
Mia madre, appena vede la “pignata ancora vacanti”, già sente “ciavuru” di cipolle, “addiventa nirbusa” e “un si cci po’ parrare chiù” (però poi “u sfinciuni ci piaci) e comincia a “sbarrachiare” i balconi anche se ci sono dieci gradi sotto zero., e in inverno, chi ne paga le conseguenze è “du mischineddu di mio padre che appena si susi du lettu si sente aggilari tuttu, picchì i spifferi trasunu di cozzu e cuddaru, e santiannu santiannu arriva nta cucina ”. – “Tu mi vo fari moriri prima di mei jorna!” lei lo guarda con sguardo attonito e candidamente risponde: – “ora chiuio un ti scantari” ma lo piglia “pi fissa”, perché se prima “un ci astuta nta sarsa, i finistruna col cavolo chi i chiui”! solo quando una colonia di pinguini si sarà stabilita in casa sarà tempo di chiudere porte, balconi e finestre.
Alle due quando io e mia sorella torniamo da lavoro troviamo la casa “aggelata” ma scevra da ogni odore “nocivo” e anziché sentirci dire: – ciao come è andata oggi al lavoro o frasi di circostanza similari, ci sentiamo chiedere, avendo lei, ormai, “le nasche” assuefatte: – “trasennu ci nnè fetu di cipuddi?” La rassicuriamo dicendole che c’è un odorino di sugo che, “ a diuno” fa davvero piacere sentire! Poi le chiediamo se i Pinguini restano a pranzo con noi! Ci fa una “mala taliata e capiamo che in cuor suo ci sta mandando a quel paese”, e vabbè pazienza! Meglio fare un riposino pomeridiano, ma figuriamoci se si può dormire! Arriva mio padre dalla sua stanza che comincia: – Ntonè, nto sfinciuni c’è metteri u caciu saliatu! – si papà, lo so! – e un ti scurdari ca nto me latu c’è metteri a sarda salata! – si papà, non ti preoccupare! – e ti pari a ttia mu fai manciari friddu!
Iu Santa cristiana chi sugnu, diavulu addiventu, dicemu che accuminciu a sintirimi anticchia nirbusedda” e lui: – calmati! Io sono calmo! Ecco lo ha fatto, ha parlato in italiano, malu signu è! Va via offeso, e torna a vedere i suoi programmi preferiti in televisione!
Verso le sei del pomeriggio si impasta lo sfincione, questo è un momento delicato, intanto si devono mettere alla porta i pinguini, riscaldare l’ambiente perché l’impasto sarà soggetto ad un processo di lievitazione, che dura circa mezzora, ed è bene che ciò avvenga in un ambiente piuttosto caldo, altrimenti rischia di “acchiancare”. E poi si deve preparare “u lettu pu sfinciuni” ovvero disporre “u sciallu” col quale dovrà essere ammantata “a suppera” dove sarà ‘mpastata a farina!Ma procediamo con metodo.
La preparazione del sugo è “na fissaria”, in poche parole si fa “a tuttu dintra”, si mette in un tegame la passata di pomodoro, con l’olio, il sale, il pepe e le cipolle tagliate a fette nel senso della loro lunghezza, si aggiunge un poco di acqua e si mette a cuocere, appena il sugo prende a bollire si abbassa la fiamma e si fa cuocere per circa due ore, avendo cura di arriminare spesso. Questo,volendo, si può fare anche il giorno prima.
Passiamo all’impasto: in una terrina mettere la farina, fare la fontana e aggiungere, lo zucchero, l’olio, (volendo anche un po’ di latte a temperatura di matri), il lievito sciolto, in una tazza con il sale e un po’ acqua tiepida e cominciare ad impastare incorporando l’acqua che deve essere più che tiepida, calda. Per impastare bisogna usare una certa energia e l’impasto deve risultare morbido (tipo sfincia di natale) ed elastico, si può ritenere pronto quando comincia a staccarsi dalla terrina e a fare le bolle.
A questo punto, si accende il forno, meglio se elettrico, al massimo della sua temperatura, si mette l’impasto nel suo letto, e si lascia lievitare, quando l’impasto avrà raddoppiato il suo volume sarà pronto per essere impostato nella teglia che è stata precedentemente unta con abbondante olio di oliva.
Impostato l’impasto nella teglia, si conza mettendo in ordine: u cascavaddu a pezzetti facendo una leggera pressione, la sarda salata a pezzetti e una bella manciata di cascavaddu saliatu. Poi si mette u sucu leggermente intiepidito ed infine una manciata di muddica per assorbire l’umito del sugo, abbondante origano e un filo d’olio.
Infornare e lasciare nel forno 20 minuti.
Attenzione non aprire MAI il forno prima che passino i 20 minuti, comprometterebbe la riuscita della pietanza! Fussi na gran pena doppu tuttu stu travagghiu!

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