L’incendio a Pioppo, una scuola violentata, un simbolo trafitto (IL VIDEO)

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Ieri pomeriggio, appena arrivato dinanzi la scuola materna di Via Polizzi a Pioppo, la prima sensazione che ho potuto decifrare attraverso i volti delle persone è stata di incredulità. Davanti alle aule ancora fumanti, con gli aspiratori dei vigili del fuoco che cercavano di risucchiare i gas di combustione che avevano saturato gli ambienti, la finestra della cucina sventrata, le aule violentate, gli occhi dei tanti cittadini accorsi a constatare il disastro sembravano incapaci di credere, o forse si sforzavano a non credere a quanto si rivelava loro.

Le persone, attonite, si mantenevano rispettosamente distanti dalle mura dilaniate.

Gli occhi mesti, lo sguardo abbassato, il cuore stretto di chi ha subito una sconfitta, di chi vede bruciare una struttura che avrebbe dovuto accogliere dei bambini, ma soprattutto di chi si sente ferito nell’intimo perché ferito è stato il simbolo di una comunità intera.

La scuola di Via Polizzi ha rappresentato per più di 12 mesi la bandiera di una comunità unita nella voglia di riscatto sociale, in una battaglia centrata nel riconoscimento di tutele e diritti da parte di un comune che ritengono lontano, distante.

Durante questi mesi la scuola è stata sede di assemblee spontanee, è stata più volte simbolicamente occupata nel disperato tentativo di destare maggiore attenzione nella classe politica, è stata tante volte ripulita dai volontari in seguito ai ripetuti atti vandalici subiti. L’incendio di ieri è stato quindi vissuto come il definitivo colpo inferto alla comunità.

Trascorse le ore dal vile attentato, allo sbigottimento è subentrata la rabbia. I cittadini di Pioppo si sfogano sui social network. Ma non vanno alla ricerca dei colpevoli. Non si fanno ipotesi di reato, nessuna congettura. Emerge ancora l’amara sensazione di una sconfitta per chi aveva speso tanto del proprio tempo affinché la scuola materna di Pioppo potesse tornare a vivere e ad essere assegnata ai suoi legittimi proprietari, i bambini.

L’attentato di ieri viene letto come la conseguenza naturale dell’incuria, dell’abbandono da parte della politica che si è tenuta lontana: “Questo si chiama Abbandono, Degrado, Criminalita’. Questi sono i frutti della nostra politica, e se non sono i frutti, sono certamente i problemi che questa politica non riesce a fronteggiare o semplicemente, affrontare” – si legge nella pagina Facebook del Comitato Pioppo Comune.

Per il Comitato è un suo simbolo ad essere stato violentato. Per alcuni volontari è il segno della disfatta definitiva, della resa, della fine di tante iniziative e battaglie contro un comune visto come un ostacolo, se non un avversario, che si oppone alla crescita della frazione invece di tutelarla.

“Questa scuola è chiusa da giugno 2012 senza un vero reale motivo. Hanno semplicemente detto che ci sono elementi di criticità. Dopo tante battaglie e iniziative, due ingegneri hanno dato anche la loro disponibilità gratuita per fare una perizia, la politica non ha smosso un dito per far riaprire la struttura. Ecco a causa della loro malcuranza la struttura in poco più di un anno ha subito 2 atti vandalici e ora un incendioè il commento del Comitato che esprime il comune sentire di tanti pioppesi.

Abbiamo perso” risponde uno dei più tenaci attivisti del Comitato.

Vittorio Di Salvo, candidato alle primarie del PD, è tra i primi politici ad esprimere una condanna di fronte al vile gesto perpretato ai danni della scuola materna di Pioppo. “La scuola non è solo il passato ma è, senza se e senza ma, il futuro di una società civile nella quale, tutti devono avere un ruolo da protagonista. Mi sento idealmente vicino non solo a quei bambini che, nell’immediato futuro, non potranno usufruire della loro scuola, ma anche ai concittadini ed amici di Pioppo, che in quest’ultimi mesi hanno lottato per la riapertura della stessa. Amministrazione Comunale, forze politiche di maggioranza ed opposizione, associazioni, movimenti e semplici cittadini devono, da subito prodigarsi affinché la scuola ritorni al servizio dei bambini”.

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