“Monreale sta con NINO DI MATTEO”

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Da una parte un processo che sta facendo tremare pezzi dello Stato e della mafia, un pubblico ministero che non si ferma davanti a nulla e 15 kg di tritolo arrivati a Palermo per ucciderlo. Dall’altra parte, invece, i ragazzi di Azione Civile e delle tante associazioni impegnate nell’antimafia che si sono mostrati subito pronti ad organizzare un flash mob davanti al Palazzo di Giustizia di Palermo a sostegno del pm Nino Di Matteo, della sua scorta e degli altri magistrati che lo affiancano in questa lotta. 
Due minuti di silenzio a terra per simulare un attentato, poi un applauso, una grande catena umana e tante urla di incoraggiamento nei confronti di chi rischia la vita ogni giorno. 

Molti i cittadini monrealesi che hanno voluto augurare “buona vita” ai pubblici ministeri e agli uomini della scorta, così come molti sono stati coloro che hanno chiesto, attraverso il consigliere comunale Massimiliano Lo Biondo, di appendere nel Palazzo di Città uno striscione con su scritto “Monreale sta con Nino Di Matteo”. Una richiesta avanzata sia in Consiglio comunale che in una nota ufficiale e subito accolta dalle istituzioni e, in particolare, dal neo-vicesindaco Giuseppe La Corte.

Con questo gesto Monreale è stata una delle tante città (quasi 90) a schierarsi dalla parte del magistrato e a lanciare un messaggio forte di ribellione alla cultura mafiosa. Un motivo di orgoglio per tutta la cittadinanza, che quindi può sentirsi destinataria della lettera aperta che il magistrato Di Matteo ha letto davanti al Palazzo di Giustizia in seguito al flash mob: “Quando ho appreso che tanti cittadini, da ogni parte d’Italia, stavano organizzando le manifestazioni di oggi, mi sono sinceramente commosso ed ho immediatamente provato un profondo sentimento di riconoscenza e gratitudine nei confronti di tutti Voi. Porterò sempre con me nel mio cuore il significato profondo di questa giornata e della vostra solidarietà. Ciò che avete fatto oggi mi rende sempre più convinto ed orgoglioso di continuare a servire il mio Paese, cercando di indossare con dignità la stessa toga di chi ha sacrificato la propria vita per amore della giustizia“.

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