Pasta ca cipudduzza ‘ngranciata e pecorinu stagionatu chi spiezzi”

0
tusa big

Potrebbe, anche, capitare alle sei del mattino, appena sveglia, che di regola sono assente, anticchia nirbusa, scapiddata, senza nessuna voglia di relazionarmi con chicchessia, di sentirmi completamente investire da mia madre, arzilla picchì susuta di quattru, che cu l’occhi sbarrachiati, la voce alterata regolata su toni medio alti altissimi, accorata come se non ci fosse alcun rimedio, mi comunica: “’Ntonè, viri ca un ci su chiù cipuddi”!

Oh matri santa! – Arrispunnu iu, – E ora comu mu conzu u latti stamatina!?

È una risposta ca mi veni dritta du cori, dinnanzi a tanta angoscia, ma mia madre, non riesco a capirne il motivo, taliannumi cu l’occhi torti, mi risponde laconicamente: “si cretina”! silenziosamente, mentre scaldo il latte, prendo atto della mia cretinaggine e della mancanza “cipollina”!

E si! A matinata fa a jurnata, facemunni a cruci ca manu manca, senza cipuddi un su po’ campari. Avutru chi Parrini vastasi, femminicidi e manovre finanziarie capestri, a casa mia ci sono situazioni delicate ben più gravi e serie da combattere e risolvere, prima s’accattanu i cipuddi e poi putemu cuminciari a raggiunari!

Che siano rosse, che siano bianche, che siano cipuddi scalogni, (non ho mai capito se si chiamano così perché portano sfiga), che siano ramate le cipolle non devono mancare mai! Per ogni pietanza ci vuole la sua cipolla, ma a cipudda rosa è fondamentale perché molto versatile e pronta a soddisfare ogni tipo di emergenza, addirittura con la cipolla rosa io ci faccio anche la soupe d’onion; ma la soupe d’onion, che a me piace da mourir, è difficile che riesca a farla con serenità perché, sempre per il solito principio che la cipolla con il suo “olezzo” appesta na casa, l’avissi a fari, mischinedda di mia, cu scuriceddu, alle cinq de matin, accussì poi a puzza avi u tempu di svapurare nel corso di tutta la giornata… e poi a sira, iu, sempri mischinedda, mi l’avissi a manciari riquariata, e non ci sono compromessi che tengono, ci su sulu vuci frizzi e lazzi!

Scarta è mia madre! Perché quando prepara le sue ricette che prevedono l’uso della cipolla, non ne sente più puzza anzi, sente “sciavuru di cipudduzza ‘ngranciata” e quannu capita ca un c’è nenti pi cunzarici a pasta a me patri, s’arrancia a farici un piatticeddu di “pasta ca cipudduzza” cu pecorinu saliatu con la grattugia a mano. Piatto veloce, semplice e tanto gustoso

Ingredienti per quattro persone:

  • quattro cipolle di media grandezza,
  • olio abbondante
  • sale q.b.
  • pepe q.b
  • cacio pecorino con i pepi neri ben stagionato q.b
  • 300 grammi di bucatini o spaghetti

Tritare finemente la cipolla e metterla a soffriggere con abbondante olio a fiamma bassissima, la cipolla deve diventare trasparente e non deve mai prendere troppo colore, regolare di sale e pepe e lasciare cuocere, mescolandola sovente.

Contestualmente mettere l’acqua sul fuoco e mentre sia aspetta che arrivi a bollore grattugiare il pecorino.

Appena cotta, scolare la pasta, unirla alla cipolla saltare un po’ sul fuoco, e se necessario aggiungere un po’ di acqua di cottura che abbiamo avuto cura di conservarne un po’ mentre la scolavamo.

Servirla con tanto pecorino grattugiato

A me patri, quando si vede arrivare questa pasta a tavola, ci affaccianu i lacrimi all’occhi, picchì pensa a quannu era picciriddu e a bonarma di so matri, la mitica nonna Nina, trafichiava ‘nta cucina  pi fari  tante pietanze semplici e gustose!

 

Antonella Gullo

Ricevi tutte le news

Potrebbe piacerti anche

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.