IMU e quant’altro

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Immobiliare Max

“La casa per gli Italiani è sempre stata, nel corso degli ultimi decenni, dal dopoguerra ad oggi, un bene rifugio.

Chi ha avuto la disponibilità economica ha deciso di finalizzare i propri risparmi, frutto di lavoro e fatica, all’acquisto di un’abitazione, da destinare a prima e unica abitazione o, talora, all’acquisto di un secondo immobile, da donare successivamente ai figli.

Tutto ciò ha determinato nei decenni passati il fiorire dell’industria dell’edilizia, con tutto l’indotto che ne ruota intorno. Ciò ha anche determinato il circolare di capitali, con la conseguente creazione di posti di lavoro e ovvia distribuzione orizzontale della ricchezza.

Finché un giorno lo Stato ha deciso di tassare questo bene, introducendo prima l’ICI e successivamente l’IMU, che altro non è che una salata patrimoniale sui beni immobili. E lo ha fatto in maniera sempre più crescente, sino ad arrivare ai giorni nostri, dove chi possiede un’abitazione è vessato dallo Stato, in maniera ormai insostenibile.

Oggi è diventato un lusso possedere una prima abitazione, figuriamoci una seconda o terza abitazione, da donare successivamente ai propri figli.

Tutto ciò ha creato il blackout dell’industria dell’edilizia e del mercato immobiliare che ne ruota intorno, con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro.

Oggi viene perseguitato e vessato dal fisco in egual maniera sia chi possiede un’abitazione primaria o altre abitazioni sfitte da donare successivamente ai figli, sia chi invece usa il mercato immobiliare a scopo speculativo. Le due entità vengono poste sullo stesso piano e trattate in egual maniera dal fisco.

E’ legittimo, da parte dello Stato, chiedere il pagamento di quei servizi che ruotano attorno all’abitazione (purché vengono realmente ed efficacemente erogati): ritiro rifiuti solidi urbani, acqua, fognature, energia elettrica, telefonia, Tv. E’ illecito, ingiusto vessare le famiglie con ulteriori tributi sull’abitazione. Bisogna inevitabilmente dirottare l’obiettivo della tassazione su chi usa il campo dell’edilizia a scopo speculativo, per produrre ulteriore ricchezza. Solo così si potrà ridare ossigeno a questo importante volano per la nostra economia, che genera occupazione, circolazione di capitali e distribuzione di risorse.

Oggi chi possiede un’abitazione è proprietario solo dell’uso della stessa, perché, in realtà, il reale proprietario risulta essere lo Stato, cui viene pagato un obolo annuale, illecito, incongruo, immorale.

E’ scandaloso, è incostituzionale.

E’ lecito tassare il capitale che eventualmente un’abitazione crea, se la stessa viene locata, ma non il semplice possesso e uso.

Il pagamento di questo illecito obolo allo Stato determina, oltre che un impoverimento delle famiglie italiane, un’inevitabile perdita di valore dell’immobile stesso e una conseguente fuga dall’investimento nel mattone da parte delle famiglie.

Paradossalmente, chi può tiene i propri risparmi parcheggiati in banca in titoli finanziari, che producono un interesse annuo, un aumento dei risparmi, e sui quali viene tassato solo l’interesse annuo, ma non il capitale originario. Mentre nel caso del possesso di un’abitazione viene tassata l’abitazione stessa, il capitale originario.

Ciò non fa altro che paralizzare un settore vitale per l’economia, come l’edilizia, e ingrassare a dismisura il comparto finanziario, bancario, che producono ricchezza fine a se stessa.                     Non si può perseguitare sino alla distruzione chi non evade, chi paga lealmente le tasse, perché c’è chi evade; si perseguano gli evasori e si lascino in pace gli altri. Stiamo morendo di fisco.

Come affermato in altro articolo, è indispensabile uscire dal circuito vizioso in cui le leve decisionali sono depositate esclusivamente nel mondo della finanza e utilizzate in maniera speculativa dallo stesso. La politica deve avere il coraggio di riscattare dalla finanza la propria autonomia decisionale e far sì che l’economia ritorni a produrre ricchezza per la persona umana.

Se questo concetto è chiaro per noi umili cittadini, mi chiedo come mai è invece oscuro, sconosciuto per i nostri politici, o peggio ancora per i nostri tecno-politici? La spiegazione è semplice: sono vittime, succubi anche loro, o addirittura compiacenti e conniventi con il potente mondo della finanza, che è divenuto oggi una potente lobby, in grado di pilotare le scelte non solo di una singola nazione, ma dei continenti, a discapito dell’essere umano.

Probabilmente vista la stoltezza, l’insipienza, se non addirittura la connivenza della politica di oggi con la finanza, non resta che sperare in un rigurgito dei cittadini, che hanno la grande opportunità di condizionare le scelte della politica utilizzando una grande arma democratica che è il voto, indispensabile per poter scegliere persone integerrime, che abbiano le qualità per poterci degnamente rappresentare in Parlamento. Se ciò non dovesse essere sufficiente c’è l’estrema opportunità di ricorrere al referendum.

Contrariamente a quelle che sono le indicazioni date agli Stati dagli organismi finanziari internazionali (BCE,FMI,ECOFIN,…), scelte che hanno determinato una notevole recessione, un ulteriore aumento del debito pubblico e un impoverimento sempre più crescente della popolazione, bisogna oggi invertire la tendenza, riducendo la tassazione che ricade sui cittadini in maniera tangibile, per consentire un miglioramento del tenore di vita dell’uomo. Ciò innescherebbe un conseguente aumento dei consumi, con ovvie conseguenze positive sia sull’occupazione, sia sul piano fiscale. Di solo rigore e austerità si perisce. La pressione fiscale oggi è fortissima e non ha dato i risultati sperati: debito pubblico in continuo aumento e recessione economica galoppante.

Servirebbe un elettroshock per risvegliare la ripresa economica, una coraggiosa manovra economica, che alleggerendo sensibilmente il carico fiscale, desse più facoltà di spesa alle famiglie.

Bisogna ritornare a mettere al centro delle politiche degli Stati l’Uomo, ridargli dignità, fiducia verso il prossimo.

La Costituzione Italiana al 1° articolo recita: ”L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

La Repubblica Italiana è fondata sul lavoro e non sulla disoccupazione, sul malessere sociale, sulla disperazione economica, che conduce, talvolta, taluni a gesti estremi e inconsulti, come il suicidio.

La sovranità appartiene al popolo e non alla lobby della finanza.

E’ ora che tutti ci svegliamo da questo torpore mentale, da questa anestesia cerebrale e ci riappropriamo dei nostri diritti, della nostra dignità, per poter ricominciare a costruire un futuro più sereno per noi stessi e per le future generazioni.”

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