Emanuele Basile: un servitore dello Stato nella lotta all’Anti-Stato

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Era un servitore dello Stato, Emanuele Basile. Per questo è stato ucciso.
Un carabiniere coraggioso e leale che ha sacrificato la propria vita per la lotta all’anti-Stato: stava indagando sulla morte di Boris Giuliano e su numerosi traffici di stupefacenti da parte delle famiglie mafiose della Provincia di Palermo.
Uno di quei personaggi scomodi, quindi. Da uccidere al più presto.

L’uccisione è stata decisa proprio dalle famiglie a cui lui aveva “pestato i piedi”, i Riina e i Madonia, ed è stata eseguita nel giorno più festivo della città: il giorno della festa del SS.Crocifisso. Era la notte del 3 maggio, infatti, quando il capitano stava passeggiando lungo il corso con sua figlia di pochi anni in braccio. I suoi killer si nascondevano tra la folla: lo aspettavano a Piazza Canale, sapevano che sarebbe passato di là. Lo hanno colpito alle spalle con numerosi colpi di pistola, provocando la caduta a terra sua e della bambina. Un’uccisione vigliacca. Hanno provato a soccorrerlo, ma è stato inutile, ormai il punto di riferimento per i cittadini monrealesi onesti era appena diventato una vittima di mafia.

È stato ricordato oggi, con una messa a San Castrense in cui l’Arcivescovo Pennisi ha ricordato che gli uomini come Basile, paragonabili a Gesù e ai suoi discepoli, sembrano alieni rispetto ad un mondo del male che si serve di persone possedute internamente dal demone dell’odio.
Dimenticando se stessi hanno reso alla comunità un grande servizio” – ha detto Mons. Pennisi – “La persecuzione del giusto è una costante di chi combatte il male. Queste persone, nei momenti di difficoltà, si fanno forti della parola di Gesu, secondo cui gli uomini possono uccidere il corpo, ma non l’anima”.
Un ricordo e un ringraziamento particolare è andato anche ad altri uomini delle forze dell’ordine che hanno messo la propria vita a servizio dello Stato, come Mario D’Aleo, Domenico Intravaia e, per ultimo, il brigadiere Giuseppe Giangrande.
La breve, ma intensa, omelia dell’Arcivescovo si è conclusa con la riaffermazione dell’incompatibilità tra l’appartenenza alla mafia e l’appartenenza al Signore.

La commemorazione è proseguita con il breve corteo fino a Piazza Canale, davanti alla lapide posta proprio sul luogo dell’omicidio, in cui è stata letta la storia del Capitano dei Carabinieri. La cerimonia si è conclusa con l’apposizione, da parte dei Carabinieri e dei Vigili Urbani, di due corone.

Oggi erano presenti rappresentanti delle Forze dell’ordine, delle istituzioni (pochi) e qualche centinaio di cittadini. Quasi del tutto assenti i giovani.

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