RITORNO ALLA POLITICA

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“RITORNO ALLA POLITICA 

Prendo spunto dalla più recente tragedia avvenuta nelle Marche: il suicidio di tre persone per difficoltà economiche.

Non riuscendo più a tirare avanti, oggi, sempre di più ci si lascia travolgere dalla disperazione e dalla solitudine in cui la crisi economica può trascinarci.

Oggi, il livello di tassazione da parte dello Stato centrale, delle Regioni, dei Comuni ha superato abbondantemente i limiti della tollerabilità, della sopportazione, della capacità di contribuzione da parte dei cittadini.

Sino a qualche anno fa si sentiva alzare la voce da parte di quei lavoratori che, con il loro umile e onesto lavoro, non riuscivano a raggiungere la fine del mese; oggi, si alza sempre di più la voce da parte di quella moltitudine di lavoratori che non riescono a superare il 15-20 del mese. E tra questa schiera di soggetti in difficoltà sono da ascrivere in maniera sempre più cospicua anche professionisti, che fino a ieri facevano parte della cosiddetta “classe media”, ma che, oggi, vengono sempre più sospinti verso il basso. La forbice delle diseguaglianze in Italia si dilata sempre di più. Se non si trova il modo di aumentare il potere d’acquisto delle famiglie, non si esce dalla spirale recessiva.

A questo punto mi chiedo: che società, che politica è quella che non ha più rispetto per la persona umana, per la dignità umana?

Il nazismo, il fascismo sono stati periodi bui della nostra storia più recente e sono stati condannati dalla comunità internazionale per crimini contro l’umanità. Ma la politica odierna, con le sue nefandezze, con la sua cecità è altrettanto condannabile per crimini contro l’umanità.

Oggi, la politica non è più (e da tanto tempo) al servizio dell’uomo, ma è il contrario. E cosa ancora più triste e aberrante, la politica, oggi, mostra di avere un padrone, un tiranno che tira le fila: il denaro, la finanza. Oggi, il potere economico ha mirato e conquistato il potere politico.

Il liberalismo è un insieme di regole a protezione della libertà dei cittadini, contro eventuali pretese dello Stato. Il liberalismo è costituzionalismo, è separazione dei poteri. Chi vince le elezioni ha il potere di governare. Il Parlamento ha il potere di controllare, La Magistratura ha il potere di verificare che gli atti dei governanti e dei cittadini siano conformi alle leggi. Il liberalismo è separazione dei poteri. L’Italia, invece, pullula di politici, di gente che confonde liberalismo con liberismo. Il liberalismo contrappone al potere del denaro, al potere economico, il potere politico, la supremazia della Politica. Il potere economico non deve conquistare il potere politico. Oggi, avviene tutto il contrario, si assiste alla ritirata della politica, che concede all’economia, alla ricchezza, alle ineguaglianze, molto più terreno che nel secolo scorso, e ciò mette più a nudo le differenze sociali.

E’ in crisi quel vitale flusso di idee, di impegno pubblico, di progetti politici e ideologici, che è indispensabile humus della Politica. La desertificazione, l’anestesia della politica fa sentire di più il male delle distanze sociali, che sono anche cresciute, e cancella le pur vaghe promesse di qualche rimedio prossimo futuro. Il processo d’impoverimento della politica ha messo allo scoperto le asimmetrie sociali. L’oppressione dell’economia, della finanza era più sopportabile quando qualcuno sulla scena pubblica ne faceva intravedere la fine, quando la speranza di miglioramento individuale e di gruppo erano più realistiche. Ma queste sono varianti che oggi appaiono spente: manca la speranza, non si intravede uno spiraglio di luce all’interno di un buio e interminabile tunnel.

Bisogna impegnarsi in battaglie politiche per costruire una società più equa e solidale, al riparo dalla violenza dell’economia, dalle esperienze di destituzione che umiliano e consumano l’umanità. Bisogna tener viva la resistenza contro il potere finanziario.

Oggi, dire “partiti” significa dire “sfiducia”, ”discredito”. Se si può scegliere, si vota contro un partito; se non si può scegliere, ci si tura il naso o non si vota.

Oggi, in Italia si assiste, sempre di più, all’agonia dei partiti. E il ricorso al coinvolgimento dei tecnici nella formazione dei governi è il più classico, il più eclatante fallimento della politica.

Nel Novecento i Partiti sono stati lo snodo fra il Popolo e le Istituzioni, sono stati il perno dello Stato, l’elemento dinamico e partecipativo alla politica moderna. Ma insieme a questa sono deperiti e per diversi motivi: per la loro corruzione, la loro rapacità nell’occupare il potere, per la odierna diffusa percezione della loro inutilità e dannosità. Ma anche perché il consenso non passa più attraverso la mediazione dei partiti, ma attraverso l’immediatezza di un abile messaggio populistico, abile, oggi, a sfruttare anche il web.

Inoltre, anche perché, sopra la politica si afferma la supremazia della “tecnica” e solo agli “esperti”, ai “tecnici”, e non ai politici, viene concessa la possibilità di governare. Infine, perché chi protesta non trova più nei partiti una sponda, una voce: chi vuole fare politica, oggi, si sente costretto a vedere nei partiti un ostacolo e ad abbracciare l’antipolitica (vedi il recente successo del movimento 5 stelle).

Il problema più che i partiti è l’eclissi della politica nella sua forma progettuale, emancipativa. Insieme ai partiti deperisce, di conseguenza, anche lo Stato. Stato e partiti non sono più il cuore e il cervello del potere. Che si trasferisce altrove: nelle banche, nei mercati finanziari, nelle agenzie di rating, nelle istituzioni della governance economica internazionale. E ciò spiega, anche, perché la politica non attragga più i migliori.

La sovranità degli Stati si inchina alle logiche sovranazionali dell’economia e della finanza. E ciò che resta dei partiti somiglia sempre di più ad un coacervo di interessi di potere e di affari, a cordate di carrieristi, privi di idee.

Oggi, si parla di debito pubblico da ridurre, di banche da salvare. C’è la governance economica europea (FMI, UE, BCE) che chiede sacrifici agli Stati Europei. I cittadini vedono i loro stipendi sempre più decurtati, le tasse aumentate, i servizi sociali sempre più scadenti o ridotti. I governi spennano i cittadini a favore dei principali responsabili dei disastri economici, le banche, aumentando la recessione e soffocando ogni minima possibilità di ripresa. Una spirale perversa alimentata dai poteri finanziari, organismi extranazionali, politici e “tecnici” compiacenti. Bisogna riportare gli interessi del popolo davanti a quelli della finanza.

Bisogna avere il coraggio di mettere i banchieri colpevoli in galera e abbandonare al fallimento le banche responsabili del disastro economico o nazionalizzarle, per tutelare il risparmio dei cittadini, anziché regalargli soldi pubblici per ricapitalizzarle. Non è più possibile farsi succhiare il sangue dai vampiri della finanza, a svantaggio dei sistemi pensionistici, sanitari, istruzione e stato sociale. Bisogna scegliere tra gli interessi della finanza e quelli del popolo. La parte più importante della nostra società non sono i mercati finanziari, sono il popolo, la democrazia, i diritti umani, lo stato di diritto.

L’alternativa è un forte ritorno alla Politica e della Politica. La rinascita e la trasfigurazione dei partiti, la loro riforma radicale resta l’unica via perché la Politica possa ritornare a essere spazio di partecipazione, di consapevole e condivisa libertà, di crescita sociale.

E’ più che mai necessario e urgente che la Politica riconquisti il suo primato e la sua separazione dall’economia, dalla finanza, che sono state causa delle degenerazioni degli ultimi anni. La Politica, l’economia, la ricchezza devono tornare a essere al servizio dell’Uomo e non viceversa. Oggi, l’Uomo è chiaramente schiavo, succube, impotente di fronte all’economia, alla finanza. Tutto ciò ha generato e continua a generare diseguaglianze sociali, tragedie familiari. E’ più che mai necessario che la Politica vigili sull’economia, sulla produzione di ricchezza, sulla finanza e ne programmi una più equa distribuzione fra i cittadini.

Scene come quelle dell’ultimo triplice suicidio avvenuto nella regione Marche non sono più accettabili e ripetibili”.

Mirto Girolamo

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