LED ZEPPELIN – LED ZEPPELIN I (ATLANTIC 1969)

0
Immobiliare Max

 

Page si unisce insieme al cantante Robert Plant, al bassista John Paul Jones e al batterista John “Bonzo” Bonham ed è subito leggenda. Il primo album, omonimo, della band, ribattezzato affettuosamente “Led Zeppelin I” dai fan è, insieme ai coevi esordi di Deep Purple e Black Sabbath, uno degli album che codificherà il nascente hard-rock: in particolare, in “I”, gli Zeppelin portano alle estreme conseguenze l’heavy blues dei Cream, accelerando però molto di più sul versante della fisicità rispetto alla band di Eric Clapton. Il risultato è una pietra miliare della storia del rock.

“Good Times, Bad Times” è, nella sua semplicità, straordinaria: un mid-tempo accattivante che sembra stato scritto l’altro ieri e che contiene il primo dei tanti stupefacenti assoli di Jimmy Page. “Baby I’m Gonna Leave You” è la rilettura di un brano folk inciso, tra gli altri, da Joan Baez; nella versione del Dirigibile, diventa il primo pezzo forte dell’album, capolavoro di magistrale intensità grazie alla sofferta interpretazione di Robert Plant, autentico mattatore della scena. “You Shook Me” è una delle tante riletture di classici del blues (qui si tratta di Willie Dixon) di cui sono pieni i dischi dei Led Zeppelin, pratica piuttosto comune negli anni ’60, tant’è che lo stesso brano è stato inciso quasi contemporaneamente da Jeff Beck nel suo disco d’esordio, alla voce un giovane Rod Stewart. Ebbene, la versione livida e iperdistorta degli Zep vince a mani basse grazie allo straordinario lavoro alla sei corde di Page. E poi la volta del primo capolavoro assoluto dell’album (e di tutta la discografia zeppeliniana): “Dazed And Confused” è una montagna russa psichedelica che alterna passaggi lisergici a deflagrazioni chitarristiche: caratteristica la parte centrale, un vero e proprio sabba nel quale Plant si lascia andare a vocalizzi orgasmici e Page tira fuori dalla propria chitarra suoni demoniaci grazie all’uso di un archetto. I successivi due brani sono i meno forti del platter, due, diciamo, “riempitivi”, che avrebbero fatto comunque la fortuna di centinaia di band: “Your Time Is Gonna Come” e “Black Mountain Side”; la prima è un folk rilassato dominato dal timbro dell’organo suonato da John Paul Jones, un’idea interessante, ma che sarà sviluppata meglio in “Thank You” (contenuta in “Led Zeppelin II”). La seconda è psichedelia orientaleggiante, dominata dalle tabla di Vimar Jasani, un divertissement, ma nulla di più. Tutt’altra atmosfera in “Communication Breakdown”, rovinoso assalto all’arma bianca, “il” brano che getta le basi di decenni di hard rock a venire. “I Can’t Quit You Baby” è un’altra rilettura “fat & loud” di un blues di Willie Dixon, ed è soltanto l’anticamera di “How Many More Times”, ultimo brano della raccolta, e terzo capolavoro assoluto, un tour de force psycho-blues di otto minuti e mezzo, sviluppato su un tema di Howlin’ Wolf, che parte con uno dei riff più epidermici della storia, per poi perdersi in deliri psichedelici, richiami al “Beck’s Bolero” ed esplosioni virulente.

Un album elettrizzante, ma la cosa più bella è che i Led Zeppelin non si fermeranno qui, dando alle stampe altri dischi di fattura superiore (almeno 4: il secondo, il terzo, il quarto e “Physical Graffiti”). E sebbene la morte di Bonham nel 1980 abbia segnato lo scioglimento della band, per i fans di tutto il mondo, il Dirigibile continua sempre a volare.

  Tracklist: 1.Good Times, Bad Times 2.Baby, I’m Gonna Leave You 3.You Shook Me 4.Dazed And Confused 5.Your Time Is Gonna Come 6.Black Mountain Side 7.Communication Breakdown 8.Can’t Quit You Baby 9.How Many More Times   Giacomo Messina

Ricevi tutte le news

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.